Vitigni, Maula è free

Ho voglia di raccontarvi una storia.
Da alcuni anni mi occupo (anche) di biodiversità delle specie orticole. Leggo spesso articoli e libri su questo argomento. Recentemente ho letto il libro “Chi possiede i frutti della terra” di Fabio Ciconte (Laterza, 2022), che mette in luce le nuove forme di controllo del cibo e i rischi per la biodiversità.
In Italia, e non solo, da alcuni anni si sono affermate le uve senza semi (apirene). Si tratta di varietà brevettate. Varietà che godono della privativa sia per la coltivazione sia per la loro commercializzazione! (Magari un giorno vi spiego come si è arrivati a questo). Ovviamente con queste varietà di uve apirene gli agricoltori sono sempre meno liberi e sempre più controllati.
santamaria
Anche per questo il “Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria” di Turi, nel suo lavoro decennale sull’uva da tavola, con la produzione di nuove varietà di uva da tavola, anche apirene, sta costituendo nuovi ibridi che possano essere coltivati da tutti, perché chi fa ricerca nel pubblico lo fa per tutti!
La prima varietà che sarà messa in commercio si chiamerà “Maula”, perché “l’idea è quella di dare ad ogni varietà la denominazione antica di una città pugliese. Come nel caso di Mola di Bari, originariamente Maula” (la scheda di questa varietà è qui).

Sono pronto a scommettere che di questo gli amministratori del Comune di Mola non se ne occupano. Loro le piante… le capitozzano.

Pietro Santamaria. Professore ordinario presso Università degli Studi di Bari – “Aldo Moro”.

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