Diritto di parola

“Il potere chiede soprattutto il silenzio”. Ma c’è d’aver paura più a sentire radio e tv (informazione in broadcasting si sarebbe detto più o meno propriamente qualche decennio fa) che a parlare quando è necessario. Vediamo perché. Son passati vent’anni dal caso Cogne e ci ritroviamo a riascoltare oscenità che negano la malattia mentale favorendo la masturbazione su presunta gelosia o con frasi idiote come “non si conosce il movente dell’efferato delitto”. Insomma più della comunicazione confusa su covid e vaccino, meglio del mainstream utile a giustificare l’armamento e l’imbarbarimento di popolazioni che si distruggono a favore di telecamere, poté la cronaca nera. Ribellarsi è diventato pertanto necessario quanto mai per spegnere il rumore di fondo che copre la voce indignata di chi non ne può più. Ma strillare o tempestare con proprie idee il mondo dei social serve a poco. Meglio studiare e approfondire nuovi pensieri, parlando all’occorrenza mettendo in gioco, se serve, anche il corpo come emerge da questo straordinario dialogo tra Michela Murgia e Walter Siti. Si tratta di questioni importanti che non riguardano solo scrittori, intellettuali o chi tra di noi si è occupato di mafia e politica “deviata”. Ascoltatelo