Guerra in Ucraina, i Balcani col fiato sospeso

Ci sono molti motivi per cui i Balcani occidentali stanno guardando con particolare apprensione all’evolversi della guerra in Ucraina. Dalle ragioni geopolitiche, con il tradizionale legame tra Russia e Serbia (unico paese europeo con la Bielorussia a non aver imposto sanzioni contro il Cremlino) e con il separatismo rampante del putiniano Milorad Dodik in Bosnia Erzegovina, a quelle economiche, con ad esempio l’imminente chiusura della banca russa Sberbank in Europa, una banca presente in molti paesi della regione. Fare un quadro della situazione non è facile, poiché ogni ora si registrano nuovi sviluppi, sia dal punto di vista militare che diplomatico ed economico. Ma proviamo a tracciare a grandi linee cosa sta succedendo e quali potrebbero essere gli scenari futuri nel sud est europeo.

Verso una crisi in Bosnia Erzegovina?


“Se [la Russia] conquista l’Ucraina, il punto più vulnerabile dei Balcani occidentali è Banja Luka”. Stevo Pendarovski, il presidente della Macedonia del Nord ha commentato così, venerdì 25 febbraio, l’invasione russa dell’Ucraina. Da mesi la Bosnia Erzegovina è sotto osservazione da parte della comunità internazionale, ovvero da quando Milorad Dodik, il leader della Republika Srpska (RS, l’entità a maggioranza serba della BiH) che da anni minaccia di fare secessione, è passato dalle parole ai fatti, con la creazione a Banja Luka di agenzie e istituzioni parallele a quelle che già esistono a livello nazionale a Sarajevo. Non si tratta solo di retorica: nel dicembre 2021 il parlamento della RS ha approvato una legge che sancisce il ritiro dell’entità dal sistema giudiziario, dall’amministrazione fiscale e dall’esercito bosniaco. Il parlamento ha dato al governo di Banja Luka sei mesi di tempo per completare la transizione, dunque fino a giugno 2022.