Ue: Attenzione al “corpo idrico”

La “ Direttiva Quadro sulle Acque” (DIR 2000/60/CE) ha cambiato radicalmente le politiche dei Paesi europei in materia di acqua, che per tutto il ‘900 erano principalmente finalizzate a facilitarne l’utilizzo per le attività umane e a tutelare la salute pubblica dai rischi legati all’inquinamento. L’approccio proposto dalla Direttiva, infatti, pone al centro dell’attenzione il “corpo idrico” (inteso come l’ecosistema costituito da un tratto di fiume o da una porzione di lago, mare o acque di transizione) e mira a raggiungere il suo “Buono stato ecologico”, attraverso l’attuazione di misure volte a ridurre l’impatto delle attività antropiche (carichi inquinanti, alterazioni del regime naturale di deflusso, variazioni della morfologia e della vegetazione delle aree ripariali).

La “ Direttiva Alluvioni” , (DIR 2007/60/CE), che impegna gli Stati membri ad adottare misure per ridurre il rischio di alluvioni, pone inoltre particolare attenzione a garantire l’integrazione tra la riduzione del rischio e il raggiungimento del “buono stato ecologico” delle gli ecosistemi, dove (art. 7, comma 2) stabilisce che i piani di gestione del rischio alluvionale tengono conto degli obiettivi della Direttiva 2000/60/CE.

Infine, la Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030, che definisce obiettivi ambiziosi per il recupero degli ecosistemi in Europa nel prossimo decennio, chiede agli Stati membri di ripristinare la continuità e il flusso naturale in almeno 25.000 km di fiumi entro il 2030, rimuovendo le barriere, ripristinando lo spazio per corsi d’acqua e il recupero di zone umide e pianure alluvionali.

È quindi evidente che la politica europea di gestione delle acque e dei bacini idrografici del terzo millennio si muove su una lunghezza d’onda radicalmente diversa da quella che ha caratterizzato il settore idrico nel XX secolo. In estrema sintesi, è necessario passare da una politica basata principalmente sulle “ opere idrauliche grigie ” (dighe, deviazioni, acquedotti, difese, rilevati, briglie, fognature, depuratori) ad una politica volta a tre sfide principali:

  1. ripristino fluviale con finalità sia ecologica che idraulica di messa in sicurezza, attraverso il recupero e il ricongiungimento delle pianure alluvionali, ripristinando le funzioni ecologiche perdute a seguito delle trasformazioni avvenute nel secolo scorso;
  2. il miglioramento della risposta idrologica e della capacità di “autodepurazione” del territorio e della rete idrografica secondaria, favorendo, sia in contesti urbani che rurali, soluzioni che rallentino il ruscellamento superficiale, favoriscano l’infiltrazione e le naturali funzioni depurative sia fisico/chimiche (sedimentazione, adsorbimento) e biologico (ossidazione, nitrificazione, denitrificazione, ecc.);
  3. una politica di “gestione della domanda” volta a ridurre i prelievi per usi civili, agricoli e industriali ea promuovere il riutilizzo dell’acqua e degli elementi preziosi contenuti nelle acque reflue (nutrienti in primis).

In tutte e tre queste sfide, il ripristino dell’ecosistema è una questione chiave, poiché mirano tutte a recuperare la perdita di servizi ecosistemici dovuta all’artificializzazione del paesaggio.

La prima sfida riguarda esplicitamente il ripristino ecosistemico dei corridoi fluviali (l’alveo e la golena circostante), per beneficiare del servizio di regolazione delle piene che naturalmente forniscono.

La seconda sfida interessa l’intero bacino idrografico e riguarda il ripristino di piccoli lembi o lembi di ecosistemi naturali, diffusi su vaste aree urbane o rurali. Nelle città o nelle aree agricole è impossibile immaginare di ripristinare ecosistemi su grandi superfici. Tuttavia, è possibile promuovere la diffusione di piccoli ecosistemi (tipicamente quelli che riconosciamo come Nature Based Solutions, NBS) per recuperare i servizi di regolazione che offrono: riduzione del rischio di alluvione attraverso zone umide, stagni, aree di ritenzione, bacini di detenzione, tetti verdi; infiltrazioni attraverso trincee e aree di ricarica acquifera gestita; prevenzione dell’inquinamento attraverso zone umide e fasce tampone. Destinazione di piccole porzioni di suolo urbano (2/5%) a sistemi di drenaggio urbano sostenibili (SUDS) o sottrarli alla produzione nelle aree agricole creando sistemi di ritenzione idrica naturale (NWRM) consentirebbe il recupero di servizi ecosistemici di grande utilità per la popolazione europea. Va sottolineato che l’inquinamento diffuso dovuto all’attività agricola non può essere gestito dalle infrastrutture grigie convenzionali: quindi, l’unica strategia di prevenzione dell’inquinamento si basa sui servizi ecosistemici forniti da NBS, come le fasce tampone o le zone umide di trattamento. Per questo il focus ecologico previsto dalle Politiche Agricole Comuni (5% dei seminativi sottratti alla produzione per fornire servizi ecologici) dovrebbero essere localizzati e concepiti per fornire, oltre al beneficio del sostegno alla biodiversità, anche il servizio di controllo dell’inquinamento diffuso.

Anche nella terza sfida, quella della riduzione dei consumi e del riutilizzo dell’acqua, gli ecosistemi ripristinati attraverso la creazione di NBS possono svolgere un ruolo importante, in particolare nei contesti urbani . Per consentire una significativa riduzione dei consumi urbani, è necessario rivoluzionare il sistema di approvvigionamento idrico, attualmente basato su un’unica fonte: l’acqua potabile distribuita attraverso acquedotti urbani. Idealmente, gli edifici del terzo millennio dovrebbero essere riforniti da tre fonti distinte: acqua potabile, acqua piovana (di buona qualità ma povera di sali), acque grigie depurate (per usi meno nobili come lo sciacquone dei servizi igienici e l’irrigazione). Sia l’acqua piovana che l’acqua grigia possono essere efficacemente trattate utilizzando NBS, piccoli ecosistemi ripristinati nell’ambiente urbano e progettati per questo uso.

Il progetto NICE genererà conoscenze per la progettazione e l’implementazione di soluzioni basate sulla natura con l’obiettivo di chiudere i circuiti idrici urbani. Più in dettaglio il progetto mira a:

  • sviluppare pareti verdi e tetti vegetali ottenendo acqua di alta qualità da riutilizzare dalle acque grigie;
  • sviluppare una nuova generazione di giardini pluviali potenziati per sistemi di tracimazione delle acque piovane e fognarie combinate basati sulla ricerca e sviluppo di zone umide di trattamento con mezzi reattivi e aerazione forzata;
  • sviluppare zone umide per acque reflue basate sulla ricerca e sviluppo di diverse combinazioni di modelli verticali e orizzontali, con assorbitori e mezzi a bassa permeabilità in combinazione con piante in grado di rimuovere i patogeni e strategie di bioaccrescimento, con conseguente riutilizzo di acqua di alta qualità.

In ambito urbano, la diffusa disponibilità di NBS alimentati ad acqua (quali tetti verdi, pareti verdi e zone umide) fornisce un ulteriore servizio: il raffrescamento durante la stagione calda grazie ai processi di evaporazione ed evapotraspirazione.

Riportare la natura nelle nostre città e nei nostri campi coltivati ​​diffondendo NBS non può ripristinare habitat incontaminati, ma sicuramente recupererà una parte significativa dei servizi forniti dagli ecosistemi.

– Giulio Conte, biologo, Project Manager presso IRIDRA