Le foreste europee muoiono di sete

Non è un mistero né una novità che le foreste europee stiano soffrendo, come quelle del resto del pianeta, a causa degli effetti del riscaldamento globale, e in particolare delle siccità sempre più frequenti. Il meccanismo è semplice da spiegare: l’aumento delle temperature fa crescere l’evaporazione del suolo, che è sempre più secco e quindi meno favorevole per la crescita delle piante. Quello che ancora mancava, però, era una prova definitiva dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute degli alberi in Europa; prova che potrebbe essere ora arrivata da uno studio (ancora in fase di peer review) pubblicato su bioRxiv, e che quantifica per la prima volta gli effetti dell’aumento delle temperature sul benessere delle foreste.

AUTOPSIA ALLE FORESTE. I dati relativi alla mortalità degli alberi in Europa non mancano, anche grazie a iniziative di monitoraggio come ICP Forests. Finora, però, i conteggi di questo tipo venivano fatti con l’uso di immagini satellitari, che non permettono di distinguere tra alberi morti di morte naturale e alberi abbattuti per farne legname. Jan-Peter George (università di Tartu, Estonia) ha aggirato il problema sfruttando proprio il database di ICP Forests, che contiene anche i dati di osservazioni fatte sul terreno, e che dunque consentono di differenziare gli alberi abbattuti da quelli morti a causa della siccità – e anche di escludere alcune specie, per esempio il frassino, che sta morendo in grandi quantità a causa di due specifici parassiti. I risultati di questa analisi restituiscono un quadro in costante deterioramento fin dagli anni Ottanta, e con un crollo verticale a partire dal 2012

UN PROBLEMA GLOBALE. Innanzi tutto, il tasso di mortalità delle specie arboree europee è costantemente positivo da quasi vent’anni, il che significa che ogni anno muoiono più alberi di quella che è la media sul lungo periodo. Non esistono specie il cui tasso di mortalità è in calando, e alcune sono in condizioni disperate: l’abete rosso, per esempio, ha un tasso di mortalità che tra il 2010 e il 2020 è del 60% superiore a quello che aveva tra il 1995 e il 2009, mentre per il pino silvestre questo valore è del 40%. Il problema, ha rivelato un’ulteriore analisi che ha calcolato il tasso di umidità del suolo nel corso dei decenni, è che la terra dove gli alberi affondano le loro radici si sta facendo sempre più secca. Questo non crea solo gli ovvi problemi di mancanza di nutrienti, ma indebolisce le piante e le espone a un maggior rischio di parassiti e malattie. Il particolare più preoccupante, però, è probabilmente il fatto che questa situazione si sta ripetendo identica in tutto il continente europeo, anche nelle zone più settentrionali (per esempio la Scandinavia), dove la percezione, anche a livello politico, è che il disseccamento del suolo sia solo una “questione meridionale”, e non una catastrofe che sta colpendo tutte le foreste del mondo.

Focus Gabriele Ferrari