Banca Etica ha avviato il collocamento di un prestito obbligazionario subordinato con l’obiettivo di raccogliere 2,5 milioni di euro che saranno destinati a finanziare organizzazioni impegnate nella riqualificazione riuso dei beni confiscati alle mafie e in iniziative di promozione della legalità e di prevenzione dell’usura. Un tema che vede impegnata da sempre Banca Etica e particolarmente attuale in tempi di pandemia, come evidenziato dal recente report di Libera intitolato “Le mani della criminalità organizzata sulla pandemia” che segnala una crescita del +6,5% dei reati commessi con metodo mafioso finalizzati all’usura nel primo semestre 2020.
Il riuso sociale dei beni confiscati alle mafie è una delle forme più efficaci e ricca di significato di contrasto alla criminalità organizzata: negli anni novanta, dopo la stagione delle stragi di mafia, una petizione popolare (promossa dalla neo-costituita rete di enti non profit “Libera”) firmata da oltre 1 milione di cittadini diede impulso all’azione parlamentare che portò all’approvazione della Legge n.109/96 sul riutilizzo sociale dei beni confiscati.

Un recente report dedicato ai 25 anni di quella legge rivoluzionaria mostra come siano oltre 35.000 i beni immobili confiscati, dei quali oltre 14.000 destinati agli enti territoriali. Circa 10.000 sono stati destinati a fini sociali. Per realizzare l’effettiva destinazione sociale dei beni confiscati c’è bisogno di risorse finanziarie da destinare al ripristino delle strutture e alla loro gestione.
“Questo prestito obbligazionario subordinato si inserisce nell’impegno di Banca Etica per l’inclusione finanziaria. Un impegno definito nel Piano Strategico triennale approvato quest’anno – ha spiegato Nazzareno Gabrielli, vice direttore generale di Banca Etica – Il piano prevede il rafforzamento della partnership con PerMicro e il coinvolgimento di altri enti capaci di intercettare i soggetti a rischio di esclusione finanziaria: fondazioni antiusura, istituzioni di microcredito e altri corpi intermedi adatti ad avvicinare l’area dell’esclusione finanziaria a quella dell’inclusione, attraverso l’azione di finanza etica, come Confidi, MAG, associazionismo sociale e piccole cooperative. L’intervento attraverso il microcredito si integra e rafforza l’azione “strumentale” della finanza. Una finanza che sceglie di sostenere persone ed organizzazioni attori di economie di legalità in grado di contrastare nel territorio le cause che favoriscono dinamiche mafiose e criminali in perfetta linea con il senso e la specificità distintiva della finanza etica”.