Clima. Corsa contro il tempo per i minori

Circa un miliardo di bambini, pari a quasi la metà dei 2,2 miliardi di bambini del mondo, è già a “rischio estremamente elevato” per le conseguenze della crisi climatica. Questo l’allarme lanciato oggi dall’Unicef nel rapporto “The Climate Crisis Is a Child Rights Crisis: Introducing the Children’s Climate Risk Index” (La crisi climatica è una crisi dei diritti dei bambini: Introduzione dell’Indice del rischio climatico per i bambini), prima analisi completa del rischio climatico dalla prospettiva dei bambini, che classifica i Paesi in base all’esposizione dei bambini agli shock climatici e ambientali, come i cicloni e le ondate di caldo, così come la loro vulnerabilità a questi shock, in base al loro accesso ai servizi essenziali.
Il rapporto è stato lanciato in collaborazione con “Fridays for Future”, in occasione del terzo anniversario del movimento di protesta globale per il clima guidato dai giovani.

Nel rapporto si precisa che i giovani che vivono nella Repubblica Centrafricana, in Ciad, Nigeria, Guinea e Guinea-Bissau sono quelli maggiormente a rischio per gli impatti del cambiamento climatico, che minacciano la loro salute, istruzione e protezione e li espongono a malattie mortali.
“Per la prima volta, abbiamo un quadro completo di dove e come i bambini sono vulnerabili al cambiamento climatico. Questo quadro è terribile, in modo quasi inimmaginabile – ha commentato – ha rimarcato Henrierra Fore, direttrice Unicef – gli shock climatici e ambientali stanno minando l’intero spettro dei diritti dei bambini, dall’accesso all’aria pulita, al cibo e all’acqua sicura, all’istruzione, all’alloggio, alla libertà dallo sfruttamento e persino al loro diritto di sopravvivere. Praticamente la vita di nessun bambino ne sarà immune”.

“Per tre anni, i bambini si sono fatti sentire in tutto il mondo per chiedere di agire. L’Unicef sostiene le loro richieste di cambiamento con un messaggio inoppugnabile: la crisi climatica è una crisi dei diritti dei bambini”, ha aggiunto Fore.
Il rapporto rivela inoltre uno scostamento tra dove le emissioni di gas serra vengono generate e dove i bambini stanno subendo gli impatti più significativi dovuti al clima. I 33 paesi “a rischio estremamente elevato” emettono collettivamente solo il 9% delle emissioni globali di CO2, mentre i 10 paesi con le emissioni più alte producono insieme quasi il 70% delle emissioni globali e solo uno di questi paesi è classificato come “a rischio estremamente elevato” nell’indice.

“Il cambiamento climatico è profondamente iniquo: nessun bambino è responsabile dell’aumento delle temperature globali, ma saranno loro a pagare i costi più alti e i bambini dei paesi meno responsabili soffriranno più di tutti”, ha commentato Fore.
“Ma c’è ancora tempo per agire. Migliorare l’accesso dei bambini ai servizi essenziali, come l’acqua e i servizi igienici, la salute e l’istruzione, può aumentare significativamente la loro capacità di sopravvivere a questi pericoli climatici. L’Unicef esorta i governi e le imprese ad ascoltare i bambini e a dare priorità alle azioni che li proteggono dagli impatti, accelerando al contempo il lavoro per ridurre drasticamente le emissioni di gas serra”, è l’appello lanciato dalla direttrice generale dell’agenzia Onu.