La Cina sotto inchiesta

È stata formalmente arrestata la giornalista australiana di origini cinesi, Cheng Lei, da agosto detenuta in Cina: l’accusa è pesantissima, “divulgazione di segreti di Stato all’estero”. Se dovesse essere ritenuta colpevole di aver infranto le leggi cinesi sulla “sicurezza nazionale”, la sua condanna sarebbe molto pesante.
La notizia è arrivata dal governo di Canberra: il ministro degli Esteri, Marise Payne, ha detto di esser stata informata il 5 febbraio dalle autorita’ cinesi dell’arresto di Cheng Lei, che era stata fermata senza alcuna spiegazione ad agosto.

La reporter, madre di due figli (una bimba di 11 anni e un bambino di 9) è un volto notissimo dell’emittente televisiva statale cinese China Global Television Network: nata nella provincia dell’Hunan, è emigrata in Australia da bambina ma poi è tornata in Cina dove è stata assunta alla tv pubblica nel 2012.

L’arresto avviene in un contesto di crescenti tensioni bilaterali tra Pechino e Canberra, tensioni che si sono acuite pesantemente dopo che, all’inizio dell’anno scorso, il governo australiano ha chiesto a più riprese un’inchiesta internazionale sull’origine del nuovo coronavirus, apparso per la prima volta nella città di Wuhan. L’Australia, che guarda con preoccupazione anche alla crescente influenza regionale nell’Asia-Pacifico del gigante asiatico, ha subito una serie di misure di ritorsione economica, in particolare su alcuni prodotti come l’orzo, il manzo, il vino e il carbone.

Al suo caso appare collegato anche il rimpatrio di due giornalisti australiani che erano di stanza in Cina, Bill Birtles, dell’emittente Abc, e Michael Smith, del giornale Australian Financial Review: nei mesi scorsi, sono precipitosamente tornati in Australia con l’aiuto della diplomazia di Canberra, dopo essere stati interrogati dalle autorità cinesi proprio riguardo alla giornalista di Cgtn. Secondo la Payne, i diplomatici australiani hanno visitato in carcere Cheng Lei sei volte dopo il suo arresto, l’ultima il 27 gennaio.