Il 6 dicembre è scomparso. In un attimo. A ucciderlo, a 64 anni, non è stata una carica batterica lanciata dalla pandemia che pur ha incrociato. A portarlo via è stata quella brutta malattia che la scienza ancora non sa, in alcuni casi, contrastare definitivamente.

Beniamino Bonardi, giornalista di razza, persona per bene, intellettuale controcorrente, ambientalista puro, politico intransigente, con lui che se le inventò facemmo insieme le prime battaglie da azionisti ecologisti nelle assemblee sociali negli anni ’90.

Raul Gardini, quel 27 gennaio del 1989, quando scese dal suo elicottero rimase sconvolto e ammirato dal suo genio: Legambiente compra duemila azioni che le consentono d’intervenire e votare all’assemblea annuale di bilancio della sua sua società chimica, responsabile degli incidenti alla Farmoplant e all’Anna di Cengio. Non sprizzarono di gioia neanche i tecnici della Fiat quando Bonardi mise il naso, in tempi non sospetti, nei tubi di scappamento delle loro vetture.

Liberale e radicale senza se e senza ma. Accusato dalla destra di essere di sinistra, e dalla sinistra di essere di destra. Non a caso lo ricordano in tanti con dolore a Sesto San Giovanni (Mi) dove è stato assessore, dal 1996 al 2002, con delega all’Ambiente, ai Lavori Pubblici e alla Sicurezza.

“Te ne vai silenzioso – scrivono i suoi amici sui social – , in punta di piedi, con discrezione ma determinato come ti abbiamo sempre conosciuto. Ben, sempre alla ricerca della limpidezza, della trasparenza, della giustizia”.

Ma anche:  “Solo tu come pochissimi altri sei riuscito a insegnarmi che essere nonviolento può farti più fiero, determinato e disciplinato di un militare . Che leggere il mondo attraverso l’ambiente non vuol dire fare il cavaliere dell’ apocalisse ma al contrario significa capire la modernità, la ricerca, lo sviluppo e la scienza. Che essere laici non significa non avere fede e non essere speranza. Che essere controcorrente spesso altro non comporta che saper raccogliere il buon senso nascosto dai luoghi comuni e negato dall’ignoranza.”

Come condirettore de ilrestomancia ha avuto un ruolo fondamentale realizzando le inchieste più importanti. Con penna leggera e toni garbati ha messo in luce malaffari e frodi alimentari che sfuggivano anche all’occhio attento di molte organizzazioni e persino degli inquirenti che hanno come mission la tutela dei consumatori. Amico affettuoso e uomo di rara intelligenza ed eleganza. Milanese di rango. Romano di classe. Nomade di pensiero.

“Ciao Beniamino, che la Terra che amavi tanto di sia lieve” ha scritto un amico  comune, l’avvocato Corrado Carruba che ci dà la triste notizie. Noi, invece, stroncati dal dolore, non sappiamo come salutarlo. Se non, come facevamo di notte per definire il “pezzo” del giorno, con una birra e una sigaretta, da spegnere. Ciao Ben.