Etiopia Eritrea: “Mi conosci, non siamo fratelli?”

“E’ passata una vita. L’abbiamo vissuta senza neanche accorgercene.
La nostra adolescenza fatta di distanza, di lontananza e notti soli ad ascoltare i grilli che frinivano alla luna.
Lontani da un cielo che non era il nostro. Tentando di dormire. Sperando di non piangere più per un fratello sulle montagne con un fucile in braccio.
La nostra adolescenza senza padri né madri, lontani da un cielo che non era il nostro.
Alla luce del sole dimmi: “ Mi conosci, non siamo fratelli?”
Gli occhi guardavano la luna, chiara, vicino a lei c’era luce, lontano era buio e faceva paura.
E’ finita una guerra, qual è stato il prezzo?
E’ iniziata una guerra, qual è il prezzo?
Senza padri né madri, lontani da un cielo che non è il nostro.”

14102632_1075214582560662_422957878661091475_nParole di Negasi Adhana raccolte e rilanciate sui social da Lucia Ghebreghiorges 

“I nostri colleghi umanitari sono allarmati per l’escalation del conflitto nel nord dell’Etiopia. Ci sono state segnalazioni di attacchi missilistici nella regione di Amhara, così come in Eritrea. Oltre a un attacco aereo nelle vicinanze di Mekelle, la città principale nella regione del Tigray”.  Lo ha detto il portavoce dell’Onu, Stephane Dujarric.

“Secondo rapporti non confermati – ha precisato – c’è un massiccio spostamento interno dal Tigray occidentale a quello settentrionale. Finora più di 25.000 etiopi sono entrati in Sudan”. Inoltre, “siamo ugualmente allarmati dalla crescente insicurezza nella provincia occidentale e meridionale dell’Oromia, così come nella regione orientale di Benishangul Gumuz”.

“La protezione dei civili e l’adesione al diritto internazionale umanitario devono essere applicate come priorità da tutte le parti”, ha concluso, chiedendo “l’accesso umanitario e la ripresa delle telecomunicazioni e delle forniture di base, compresi cibo, medicine e carburante nella regione del tigray”.

Il primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha detto via Twitter che l’Etiopia è pronta ad “accogliere e reintegrare” migliaia di cittadini in fuga dallo stato regionale dei Tigrè, dove i soldati del governo federale combattono da quasi due settimane contro quelli del governo locale. Abiy ha promesso di “proteggere i loro averi” e di “garantire la loro pace al ritorno”.