Emergenze di identità. Donne, migranti e artisti

Esce in italiano per L’Asino d’oro “Laila”, autobiografia della scrittrice marocchina Laila Karrouch che nel 2004 ha scelto di pubblicare questo romanzo, in catalano, con il titolo “De Nador a Vic”.
Il primo incontro con la protagonista avviene in un villaggio berbero, vicino a Nador una cittadina costiera del Marocco, dove Laila vive con la mamma e i suoi fratelli. Laila è una bambina di otto anni, triste perché sta partendo per raggiungere il padre a Vic, in Catalogna, dove era emigrato dieci anni prima.

Il libro si apre con la separazione dal luogo, dalle persone, da tutto ciò che l’autrice aveva vissuto fino a quel momento. Il dolore è palpabile. Questa separazione però, come vedremo, sarà necessaria a Laila per realizzare la propria identità.

La migrazione della nostra autrice è, comunque, una storia abbastanza felice, che la vede progressivamente integrata nel tessuto sociale e scolastico in cui cresce e crea nuovi rapporti. Questo romanzo scritto in modo accessibile, che si legge tutto d’un fiato, propone tematiche attualissime e universali.
La narrazione intreccia due piani strettamente connessi che sono quelli della migrazione e della costruzione della propria identità.

Nella storia dell’uomo la migrazione è determinata da molteplici cause, da quelle naturali a quelle sociali, economiche e religiose. Anche se inizialmente il movimento migratorio è determinato dal bisogno di una vita migliore, se non addirittura dalla necessità di sopravvivenza, la migrazione ha implicito un sogno di riscatto.
Laila Karrouch nell’intervista pubblicata sul numero di febbraio di Nigrizia afferma: “Una delle ragioni per cui ho scritto questo libro è stata mostrare ai catalani e agli spagnoli che i migranti sono persone esattamente come loro”.

Questa affermazione ricorda quanto discusso nell’autunno del 2010, dopo la rivolta dei migranti africani di Rosarno contro le mafie e il caporalato, neIl’ambito di un convegno dal titolo “Emergenze di identità. Donne, migranti e artisti” organizzato dal giornalista Pino Di Maula, direttore del quotidiano dei Verdi “Terra”.

In quel dibattito si confrontarono economisti, storici e psichiatri sul tema della migrazione e della realizzazione dell’ identità personale. Secondo uno dei relatori, la psichiatra Annelore Homberg, l’incontro con il diverso determina un momento di crisi e questo vale sia per i migranti sia per i nativi. Per stabilire un rapporto con la realtà nuova e sconosciuta, senza catalogare l’altro in un gruppo di appartenenza (cinese, rumeno, russo…), è necessaria un’identità valida. Spesso si annulla anche l’identità nazionale e tutti vengono identificati con la parola immigrati cioè “non italiani”, quindi con un “minus”. Basterebbe invece pensare di appartenere tutti al genere umano, in quanto esseri umani, per sapere di essere uguali.

Il concetto di uguaglianza è abbastanza recente nella storia dell’uomo: emerge con la Dichiarazione di indipendenza americana, è ripreso dalla Rivoluzione francese e lo troviamo nell’articolo 3 della Costituzione Italiana e nella Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo dell’Onu, che recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti.”

Questo assunto di uguaglianza, che deriva dalle condizioni sociali, culturali, politiche e storiche di un arco di tempo di circa duecentocinquanta anni, trova ora conferma scientifica nella Teoria della Nascita di Massimo Fagioli. Egli afferma che la dinamica della nascita è universale e uguale per tutti gli esseri umani (per un approfondimento, si rinvia ai testi teorici Istinto di morte e conoscenza, La marionetta e il burattino, Teoria della nascita e castrazione umana editi dall’Asino d’oro). Quando questo pensiero diventerà patrimonio dell’umanità sarà sconfitta ogni forma di razzismo, ed anche la nostra autrice Laila Karrouch potrà scrivere, non per dimostrare di “essere
come” i catalani o gli spagnoli, ma semplicemente per il piacere e la passione di scrivere.

Tornando al nostro romanzo, seguiamo Laila nel percorso dall’infanzia alla pubertà e
all’adolescenza . Sostenuta dagli affetti familiari si inserisce e si integra bene nella realtà scolastica
ed extra scolastica. Poi, all’ultimo anno di liceo, attraversa una profonda crisi personale che
riesce a superare, trovando la strada per affermare se stessa sia sul piano sociale sia su quello
personale.

Nel 2005 esce la seconda edizione del libro “De Nador a Vic” con un nuovo titolo “Laila” e questa
volta è scritto in spagnolo. L’ anno di tempo intercorso tra la pubblicazione dei due libri potrebbe
essere servito all’autrice per acquisire quella consapevolezza della propria riuscita che le ha
permesso di intitolare il libro con il suo nome, “Laila”.

Diana Donninelli