Lazzaruolo, che bontà

L’Azzeruolo (Crataegus azarolus L.) appartiene alla Famiglia delle Rosaceae.
E’ detto anche “Lazzeruolo”.
Gran parte dei botanici ritiene che questa specie sia originaria dell’Asia Minore o dell’isola di Creta, da cui si sarebbe diffusa come coltivazione in tutto il resto del Mediterraneo e dell’Europa.

Tuttavia anche in Italia essa si incontra a volte in una forma del tutto spontanea che si potrebbe interpretare sia come inselvatichimento secondario dovuto agli uccelli, sia come relitto di una antica distribuzione naturale della specie, molto piu’ ampia di quella attuale.

Alberello di non piu’ di 4 metri d’altezza, con una chioma espansa, irregolare, non molto densa e un tronco diritto o un po’ sinuoso, non di rado a portamento cespuglioso. Le foglie decidue, alterne, brevemente picciolate e dotate alla base di un paio di stipole lineari, hanno lamina a contorno ovale o rombico, incisa non troppo profondamente in lobi piu’ o meno triangolari.

I fiori compaiono in corimbi eretti in aprile-maggio, sono bianchi e presentano di norma due stili centrali e stami con antere rosso-violacee. Il frutto e’ un pomo globoso, nelle piante selvatiche non piu’ largo di 2 cm, fino a 4 cm nelle varieta’ coltivate.

Specie termofila, predilige i pendii collinari in buona esposizione, in particolare nella fascia climatica della roverella e del leccio, con substrato argilloso o calcareo.
Diffusa in Europa meridionale, Asia Minore e Nordafrica. L’azzeruolo si incontra qua e la’ in Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Basilicata e Sicilia. Ma anche a Roccasecca, in provincia di Frosinone, grazie ad esperti agronomi che la coltivano a anni.

Le azzeruole (molto gustose, che ricordano il sapore delle nespole) consumate fresche sono dissetanti, rinfrescanti, diuretiche e ipotensive; la polpa ha proprietà antianemiche ed oftalminiche.
In confetture, marmellate e gelatine, insalate e macedonie di frutta; si utilizzano in pasticceria, si conservano sotto spirito e grappa.

In cosmesi rivitalizza le pelli sciupate grazie alla provitamina A.
Coltivato in frutteti familiari e giardini in esemplari isolati, in filari o innestato in siepi di biancospino.

In Italia ci sono tre tipi di varietà commerciali: “Azzeruolo rosso d’Italia”, “Azzeruolo bianco d’Italia”, “Azzeruolo giallo del Canada”.
Riprodotto da seme, conserva le caratteristiche varietali, ma è molto lento nella messa a frutto. Si innesta preferibilmente su “biancospino”, ma sono utilizzabili anche il “pero franco”, il “cotogno” e il “nespolo”.

Ricette
 
Lazzeruole in gelatina
Ingredienti: un kg. di lazzeruole; limone; zucchero
Procedimento: cuocere in un tegame le lazzeruole con poca acqua fino a spappolarle; versare su un telo sottile, filtrare, raccogliere il liquido e mischiarlo con uguale quantità di zucchero e il succo di mezzo limone.
Cuocere lentamente schiumando e mescolando finché la gelatina velerà il cucchiaio.
Versare in vasetti sterilizzati a chiusura ermetica da tenere capovolti per il sottovuoto.
 
Lazzeruole sotto spirito
Ingredienti: 500 grammi di lazzeruole; limone; 200 grammi di zucchero; un pezzettino di cannella o di radice di erba benedetta; 400 ml. di alcol
Procedimento: coprire di alcol, in un vaso a chiusura ermetica, le lazzeruole; aggiungere lo zucchero, un pezzettino di cannella o erba benedetta e la buccia di un limone. Consumare dopo almeno un mese.
 
Lazzeruole sciroppate
Ingredienti: un kg. di lazzeruole; 800 grammi di zucchero; 700 ml. d’acqua; liquore all’anice
Procedimento: lessare nell’acqua per dieci minuti le lazzeruole con tutto il peduncolo, scolarle conservando l’acqua. Estrarre i semi dalla parte del fiore lasciando il peduncolo.
Bollire l’acqua con lo zucchero e immergere i frutti facendoli cuocere fino a quando il liquido non si sciroppa. Conservare in vasetti insieme al loro liquido e profumarle con liquore all’anice.
 
Marmellata di lazzeruole
Ingredienti: un kg. di lazzeruole; 600 grammi di zucchero; 500 ml. d’acqua
Procedimento: cuocere le lazzeruole nell’acqua per una mezz’oretta e setacciarle. Unire alla polpa ricavata lo zucchero e cuocere per circa un’ora rigirando spesso fino alla consistenza desiderata.
La marmellata, da usare almeno dopo due mesi, si conserva in barattoli sterilizzati a chiusura ermetica e sottovuoto.