Il Belpaese che gratta e perde

In Italia impazza la mania per il SuperEnalatto. Tantissime le giocate fatte nelle ultime settimane per aggiudicarsi il montepremi e ha superato i 200 milioni di euro. In tutto il Paese sono stati organizzati sistemi di giocate da diverse decine quote pur di accaparrarsi il ricco montepremi. Il ricorso alla fortuna per sovvertire le proprie sorti non vede rallentamenti, anzi, in Italia il gettito fiscale proveniente da giochi e scommesse è sempre più rilevante: il doppio di Francia e Regno Unito, il quadruplo di Spagna e Germania.

Nessuno gioca e scommette quanto gli italiani anche secondo un rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio. Secondo questo organismo governativo la crescita del mercato dei giochi è stata causata anche dalla forte innovazione nelle modalità di gioco con la diffusione di internet e la possibilità di effettuare giocate attraverso la rete, on line e su eventi live.

L’ultima vincita di una certa importanza risale al 23 giugno del 2018 con 51,3 milioni distribuiti in tutta Italia grazie a un sistema da 45 quote. Il record precedente è stato quello centrato il 27 ottobre 2016 a Vibo Valentia, che con i suoi 163,5 milioni di euro vinti con una schedina da appena 3 euro che ha il primato della vincita più alta mai assegnata a un’unica persona. Il Jackpot record fa volare la raccolta di giocate. A luglio le puntate raccolte da SuperEnalotto e SuperStar hanno raggiunto i 175 milioni di euro. Una raccolta che supera anche i 153 milioni registrati il mese scorso. Da inizio 2019 il totale della raccolta ha superato i 990 milioni di euro.

Il 6 marzo scorso il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Benedetto Mineo, sentito in audizione dalla Commissione Finanze della Camera, aveva fornito i primi dati relativi al gioco d’azzardo legale in Italia nel 2018. Stando a questi dati la Raccolta dei giochi pubblici – ovvero il numero delle puntate registrate in Italia nell’arco dell’intero anno – sarebbe stata pari a 106,8 miliardi di euro. Tutto ciò è provocato anche dalla massiccia dose di pubblicità che Sisal e Lottomatica hanno prodotto con un investimento miliardario.

Il numero delle imprese coinvolte è molto elevato. Sono circa 6.600 con oltre 100.000 occupati, il 20 per cento facenti capo alla filiera diretta e l’80 per cento a quella indiretta (punti vendita, tabaccherie, bar, autogrill, edicole). A queste vanno aggiunte quelle dell’indotto del settore (costruttori di giochi e componenti elettronici, commercio dei macchinari, noleggiatori e gestori di attrezzature, ricevitorie, sale bingo, gaming hall), che è quasi raddoppiato negli ultimi anni.

Nonostante ciò che si pensa la regione con la raccolta pro capite più alta (1.767 euro) è l’Abruzzo, seguito dalla Lombardia e dall’Emilia Romagna (rispettivamente 1.748 e 1.668 euro). Nel Sud Italia, invece, i valori medi della raccolta sono generalmente più bassi della media complessiva (rispettivamente 1.291 e 1.475 euro). Legato alla diffusione del gioco d’azzardo vi è la crescita del fenomeno della ludopatia. Secondo altri studi degli ultimi anni il fenomeno ludopatico in Italia è una piaga sociale in continua espansione. Nei rapporti Espad e Ispad del Cnr, si legge che il 43% della popolazione tra i 15 e i 64 anni ha giocato almeno una volta delle somme di denaro. Inoltre il problema del gioco d’azzardo è strettamente legato a quello sociale.

Più cresce l’instabilità economica delle famiglie più persone sono disposte a spendere somme anche notevoli per tentare la sorte. Negli ultimi 10 anni gli italiani hanno perso al gioco ben 180 miliardi, una cifra ragguardevole e sempre in aumento. L’allarme per quella che ormai può essere considerata una vera e peopria patologica è stato lanciato da più parti ma l’enormità degli interessi in campo (compresi quelli dello Stato Italiano il cui introito corrispondente allo 0,6 per cento del PIL e a oltre il 2 per cento delle entrate tributarie complessive) sono tali da frenare soluzioni radicali.

Proprio per limitare l’espansione di forme di ludopatia, la L. 96/2017 ha previsto un incremento delle aliquote di imposta e ha stabilito la riduzione del 35 per cento del numero di nulla osta di esercizio degli apparecchi new slot (cosiddetti AWP). Sono primi tentativi di arginare il fenomeno che sembra non abbiano portato ad una effettiva riduzione delle giocate. Sembra ormai evidente che la sola crescita economica e il rilancio di iniziative a favore delle famiglie in difficoltà unito all’organizzazione di una efficiente rete di sostegno alle persone entrate nel tunnel della ludopatia possa avere gli effetti desiderati.