Se la politica va nel pallone

La morte di Daniele Belardinelli, l’ultrà deceduto durante gli scontri prima di Inter-Napoli non è che l’ultimo dei tantissimi gravi episodi di violenza legati allo sport, in particolare al calcio. Questo caso è particolarmente emblematico di quello che è il fenomeno della violenza ultras perché ha in sé una serie di elementi che sono caratteristici di come questo fattore si è evoluto nel tempo. Innanzi tutto il fatto che è avvenuto fuori dallo stadio. Questo è un primo elemento di differenza con il passato quando gli atti violenti avvenivano sugli spalti. Il secondo elemento è il gemellaggio criminale alla base dell’aggressione ai tifosi del Napoli. E’ stato definito dagli investigatori “un atto premeditato e criminale organizzato da elementi della tifoseria di Inter, Varese e Nizza”. Sempre più spesso, ultimamente, si sono visti all’opera gruppi costituiti da ultras di varie squadre anche a carattere internazionale. Un esempio emblematico è quello della tifoseria della Lazio che mantiene legami oltre confine. L’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive lo ha perfettamente descritto nel suo recente studio sul fenomeno: “Il filo nero lega da est ad ovest l’Europa, spalleggiano i laziali gli Ultras Sur un gruppo di tifosi del Real Madrid, i polacchi del Wisla Cracovia e gli ungheresi del Levski Sofia, con cui i romani sono gemellati. Il sostegno reciproco viaggia su internet, basta un invito e i tifosi vengono a tenere alto l’onore della squadra in partite delicate come il derby della Capitale”. Proprio la caratteristica della politicizzazione del tifo organizzato è la terza caratteristica dell’agguato di domenica a Milano. Gli ultras che hanno effettuato l’agguato facevano parte tutti di gruppi di estrema destra e l’aggressione ai tifosi napoletani si caratterizza proprio per odio sia politico (gli ultras campani in genere e napoletani in articolare sono scevri da infiltrazioni politiche) sia campanilistiche per l’odio verso Napoli ed il sud. Quello dei gruppi che si dichiarano apertamente fascisti, che riempiono non solo gli spalti della serie A, ma anche (e soprattutto) quelli delle serie B e nella Lega Pro è un fenomeno particolarmente serio per via della loro spiccata propensione alla violenza. È quanto emerge dal rapporto dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive del ministero. In particolare, dei 328 gruppi attivi, 151 sono orientati politicamente. Di questi, 90 sono di destra più o meno estrema 51 di sinistra. Si legge ancora sul rapporto citato: “Sono gruppi attivi, almeno politicamente, più delle tifoserie di sinistra: fanno comunicazione online, puntano sull’immagine, gli slogan, organizzano incontri su temi di attualità e si considerano impegnati. Per politicizzati però s’intende non solo l’esposizione di uno striscione o il canto di qualche coro. In alcune terre calcio e politica si intrecciano, capi curva e membri importanti della tifoseria hanno stretti legami o fanno parte delle file di partiti e movimenti. A destra i gruppi sono noti: Forza Nuova, Casa Pound, Skinheads, ma anche la Lega Nord”. Un aspetto da non sottovalutare è la silente complicità delle società di calcio con questi gruppi che arrivano a patti con i loro capi più estremisti per evitare boicottaggi del tifo organizzato contro la loro stessa squadra. E’ il caso dell’infiltrazione della criminalità organizzata, fotografata dalla Commissione Antimafia che si è occupata del tema nell’autunno 2017 sulla scia dell’inchiesta Alto Piemonte con le accuse alla Juventus di rapporti con la ‘ndrangheta. Episodi inquietanti dove le società non solo non hanno fatto nulla per evitare episodi di razzismo, politicizzazione ed esaltazione della violenza ma ne hanno facilitato lo svolgimento sono innumerevoli. Va ricordato per esempio il megastriscione apparso allo stadio Olimpico “Onore alla tigre Arkan”, nella curva della Lazio, il 30 gennaio del 2000. Era la Lazio di Dejan Stankovic e di Sinisa Mihailovic, amici del leader ultranazionalista serbo, incriminato dall’Onu per crimini contro l’Umanità dopo le violenze commesse nella guerra dei Balcani ai danni della popolazione civile, in particolare i musulmani di Bosnia. La SS Lazio permise a Mihailovic di andare sotto la curva prima della partita a ringraziare per quel gesto il gruppo degli Irriducibili che lo organizzarono. Alla presentazione della nuova stagione 2015 Mandorlini, allenatore della Hellas Verona andò sotto la curva e iniziò il coro “Vesuvio lavali col fuoco” senza che la dirigenza intervenisse. Così come non si segnalarono reazioni quando, durante una festa organizzata dai tifosi dell’Atalanta, al centro del piazzale di Orio al Serio furono posizionate due vecchie auto, una con i colori del Brescia, l’altra con quelli della Roma e intonati insulti contro le tifoserie: ‘Roma merda’. Le due vetture sono state schiacciate da un carro armato su cui hanno fatto la loro entrata ad effetto Giulio Migliaccio e Glenn Peter Stromberg, attuale ed ex capitano della squadra. Sono tutti episodi che dimostrano come il fenomeno della violenza ultras si sia radicato all’interno del sistema calcio. Uno dei pochi provvedimenti presi dalle autorità, oltre alla inutile tessera del tifoso, sono stati i Daspo (che possono arrivare fino a 8 anni nei casi di maggiore gravità) che hanno colpito duramente il nocciolo duro delle curve costringendo a un ricambio generazionale che spesso, però, ha portato alla ribalta personaggi ancora più violenti e pericolosi. A fronte di tutto questo è inquietante sia la foto di Matteo Salvini Ministro degli interni con il capo ultras pluripregiudicato sia il suo appello al dialogo con queste persone anche a rischio di legittimare chi utilizza lo stadio non solo come luogo di aggregazione ma anche come terreno di confronto e scontro ideologico e campanilistico. Dopo tutto è il nuovo che avanza.