La democrazia di dio non ci dà pace

Verso la fine della seconda guerra mondiale USA, la Russia (all’epoca URSS) e Gran Bretagna promossero l’iniziativa di costituire un’organizzazione internazionale per il mantenimento della pace, basata sul principio dell’uguaglianza degli Stati membri. L’organizzazione (che avrebbe preso il posto della vecchia Società delle Nazioni ma su nuove basi), denominata United Nations (in italiano ONU), nacque nella Conferenza di San Francisco del 1945 cui parteciparono 51 stati.

Nel preambolo della Carta fondatrice si evince la volontà degli Stati firmatari di “salvare le generazioni future dalla guerra”. Gli obiettivi dichiarati dell’organizzazione sono:

– mantenere la pace e la sicurezza internazionale;

– sviluppare relazioni amichevoli fra le nazioni, sulla base del rispetto dell’eguaglianza dei diritti e dell’autodeterminazione dei popoli;

– promuovere la cooperazione internazionale in materia economica, sociale e culturale, nonché il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Nella storia la definizione categoria “diritti umani” e stato, ed è, in continua evoluzione. Nell’antica Grecia, così come nell’antica Roma, esistevano dei diritti che però venivano riconosciuti solo a certe categorie di individui. Così anche nel periodo del feudalesimo esistevano delle forti disparità tra soggetti appartenenti a diverse classi sociali. Anche la Magna Charta Libertatum (1215) e l’Habeas Corpus (1679), spesso indicati come i progenitori documenti di tutela dei diritti dell’uomo, riservavano la tutela solo ad alcune fasce di popolazione. Una svolta in tal senso si ha solo con la Dichiarazione d’indipendenza delle colonie americane (1776) e con la Dichiarazione francese dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) che riconoscono una serie di diritti a tutti i cittadini. Ma il concetto di diritti umani universali, riconosciuti cioè a tutti gli uomini, viene definito per la prima volta dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948.

Per iniziativa di Eleanor Roosvelt (moglie del Presidente statunitense Franklin Delano Roosvelt) attivista per il riconoscimento degli stessi, le neonate Nazioni lavorarono alla stesura di questo trattato che fu firmato a Parigi il 10 dicembre 1948.  La Dichiarazione è un codice etico di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all’essere umano. Eleanor Roosvelt la definì “la Magna Carta di tutta l’umanità”. I 30 articoli di cui si compone, sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali e culturali di ogni persona, senza distinzione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere.

Sembra l’inizio di un sogno, la fine dei conflitti, l’inizio di un percorso che , per quanto lungo e tortuoso avrebbe dovuto portare il mondo verso l’equità e la giustizia riconoscendo a tutti gli individui, indipendentemente da radici etniche, religioni o stati gli stessi inalienabili diritti. A distanza di 68 anni da quel lontano 1948 la situazione è la seguente:

Nel mondo si contano al momento 30 conflitti dei quali 14 in Africa.

Oltre 35 milioni di persone sono morte in guerra dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi

Un miliardo di persone vivono con meno di 1 dollaro al giorno

57 bambini si 10.000 soffrono di cadiopatia reumatica.

59 milioni di bambini non hanno accesso alla formazione primaria

59 milioni sono i profughi nel mondo che fuggono da guerre, carestie e povertà.

Anche le esigenze primarie vengono meno. Ne è esempio la situazione della distribuzione delle risorse idriche, vera emergenza planetaria ignorata da tutti. Nonostante il fatto che tra il 2000 ed 2005  l’utilizzo di fonti di acqua potabile accertata e verificata sia cresciuto dal 76% al 91%, ad oggi ancora 663 milioni di persone utilizzano fonti di acqua non protette, inclusi pozzi, sorgenti e acqua di superficie. La maggior parte di queste persone risiedono in due regioni del mondo: circa la metà nell’Africa Sub-Sahariana, un quinto in Asia del sud. E la situazione, per via dei cambiamenti climatici tende a peggiorare ulteriormente.

I diritti umani non sono un privilegio che le nazioni ricche hanno la facoltà, bontà loro, di elargire a quelle povere. Trattati internazionali e logica politica indicano quali diritti devono essere riconosciuti a tutti.

Proprio perché, come si diceva più su, i diritti umani non sono un concetto statico ma in continua evoluzione, gli studiosi hanno individuato delle generazioni. I diritti di prima generazione sono i diritti civili e politici che vengono fatti risalire al 1789, ossia al termine della Rivoluzione Francese. La seconda generazione comprende i diritti economici, sociali e culturali che hanno origine con la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948. La terza generazione comprende i diritti di solidarietà: i destinatari di tali diritti non sono i singoli individui, ma i popoli ecco allora che si parla di diritto alla pace o allo sviluppo. Infine è stata individuata anche una quarta generazione che comprende quei diritti legati al rispetto dell’uomo nel contesto della nascita di nuove tecnologie come internet o i sistemi di manipolazione genetica. Le forme di violazione dei diritti umani sono le più disparate e possono minacciare categorie di persone particolarmente indifese. Si pensi alla tortura o alla discriminazione razziale oppure alla violazione dei diritti dei bambini o delle donne. Il sistema di diritto internazionale ha elaborato una serie di dichiarazioni e convenzioni finalizzate a tutelare i diritti umani, ma anche a definire le linee di condotta che ogni Stato dovrebbe rispettare all’interno del proprio territorio.

Ciò nonostante l’impressione che si ricava anche da un rapido sguardo al panorama mondiale delle violazioni dei diritti umani è decisamente sconcertante ed amara. La lettura dei rapporti curati da tante ONG e, in particolare,  da Amnesty International (la più nota ed importante associazione internazionale per la difesa e la promozione dei diritti umani) comunica la sensazione di aver intrapreso una sorta di “viaggio agli inferi”, tanto  lunga e indicibilmente penosa si presenta la rassegna delle violazioni registrate.

Di fronte alle ipocrisie, all’inettitudine, alla mancanza di senso di responsabilità dei governi del mondo, nonché alle gravissime violazioni da essi stessi praticate, è indubbiamente forte, in tutti noi, la tentazione di deporre qualsiasi speranza in un diverso avvenire per noi e per i nostri figli. Forte è la tentazione di lasciarsi risucchiare dalla rassegnazione, dal pensare che i sogni siano solo e sempre sogni e che la dura realtà sia tutt’altra cosa rispetto alle belle parole. A questa tentazione siamo chiamati a rispondere con chiarezza di pensiero, con lucidità di giudizio, e, soprattutto, con la speranza che non vuole arrendersi, ma laboriosamente operare, per impedire che il silenzio e l’indifferenza soffochino qualsiasi anelito di libertà, qualsiasi impulso alla ribellione contro l’ingiustizia.

Una sfida certamente ricca di incognite e tutt’altro che semplice, per la quale le nostre forze potrebbero sembrarci del tutto  inadeguate. Una sfida, però, a cui non sarà possibile sottrarci, perché rifiutandola, in realtà la perderemmo, perché scegliendo di non schierarci, ci schiereremmo dalla parte di chi discrimina e perseguita, di chi opprime e tortura, di chi vede nella mannaia del boia e negli arsenali stracolmi di armamenti gli strumenti migliori per difendere i propri privilegi.

Roberto Pergameno