L’Africa interiore, l’inconscio nella cultura tedesca dell’Ottocento

Fin dagli inizi dell’Ottocento, mentre le nazioni europee procedevano all’esplorazione e alla conquista dell’Africa, in Germania uno stuolo di filosofi e poeti, medici e psicologi si rivolgeva verso quel continente sconosciuto della psiche umana che iniziava a essere indicato con il nome di «inconscio».

1Questo libro, pubblicato nel 1989 e finalmente accessibile anche per il lettore italiano, ripropone l’opera degli autori che intrapresero il cammino alla ricerca delle «terre ignote», la cui scoperta fu poi attribuita a Freud.

La parte antologica, accanto a una scelta di brani di scrittori celebri come Goethe e Schelling, Schopenhauer e Nietzsche, offre anche testi di autori meno noti che ebbero un ruolo fondamentale nell’evoluzione del concetto di inconscio, come Jean Paul, Carl Gustav Carus o Eduard von Hartmann.

La lunga e densa introduzione di Lütkehaus inquadra i testi in un più ampio contesto filosofico e culturale, esaminando non solo le diverse concezioni di inconscio che si affiancarono nel corso del secolo, ma anche i diversi termini adottati prima che l’affermazione di das Unbewusste contribuisse a cristallizzare l’idea di una scissione radicale fra pensiero cosciente e pensiero non cosciente.

Prefazione di Annelore Homberg, con un saggio di David Armando