Saponara allena la mente…

Riccardo Saponara è uno dei protagonisti italiani dell’inizio di questo campionato, che si preannuncia nuovamente equilibrato dopo il predominio juventino degli ultimi quattro anni. Nel turno appena trascorso, mentre quello infrasettimanale è già cominciato, l’Empoli ha ottenuto un importante successo in trasferta contro l’Udinese: l’assist vincente a Maccarone nel finale di gara è proprio il suo. In gol contro il Chievo dopo sette minuti dal via della Serie A 2015/2016, ha segnato pure a San Siro contro il Milan nella seconda giornata, aprendo le marcature anche nel successivo match casalingo con il Napoli dell’ex allenatore Sarri, di cui è il pupillo indiscusso tanto che gira su Twitter una battuta: «Sarri è sulla strada della guarigione. Pare siano passati due giorni senza che abbia nominato Saponara».

Il trequartista con il fiuto del gol è stato spesso accostato al Napoli, durante il mercato estivo. Ma è rimasto ad Empoli, società di provincia che gli ha permesso di giocare con continuità (al Milan 8 presenze e nessun gol) e che gli regalerà con tutta probabilità la convocazione nella Nazionale di Conte, dopo le esperienze con le Rappresentative Under 18, Under 19 e Under 21. Lui vuole ringraziare la società toscana a suon di gol (10 reti in 20 gare la scorsa stagione, da gennaio però – in prestito dal Milan) ma il merito è tutto suo. Il titolo del protagonista di A tu per tu con… della Gazzetta dello Sport di martedì 22 settembre, riferito a Saponara è il seguente: «Io, un maniaco che alla sera allena la mente. Aspetto Conte». Ma come si allena la mente di un calciatore?

Intervistato da Luca Bianchin, ha risposto a 19 domande. Scegliamo le prime tre: A Empoli si dice che Saponara è tranquillo, un anti-personaggio. Tutto vero? «Sono un ragazzo che ha una passione e la coltiva. Resto al campo dalle 9.30 alle 12, poi dall’una e mezza alle cinque, anche se non c’è allenamento: lavoro in palestra e sul campo. Non merito l’immagine classica del calciatore superficiale, sono maniacale». Che significa? «La sera lavoro mentalmente: guardo video e faccio visualizzazione. Cerco di farmi trasportare mentalmente verso i miei obiettivi, visualizzo gli avversari e quello che vorrei fare in campo». Non c’è la sensazione di buttare gli anni migliori senza divertirsi? «Io so che raggiungere i miei obiettivi mi realizzerà. Voglio talmente tanto il successo da essere disposto a fare molti più sacrifici del normale. Se avessi un’altra vita, la vorrei ancora così».

Due anni fa sono stato in contatto con Roberto Civitarese, Mental Coach di calciatori professionisti e Presidente della Civitarese Holding SPA, che organizzava il 1° Master Italiano per diventare Mental Coach dei Calciatori Professionisti. Prestigiose location a Milano e Roma, esclusivo Master rivolto a persone di talento dalla forte personalità che hanno l’ambizione di entrare da protagonisti nel mondo del calcio professionistico per sostenere i giocatori di oggi e far crescere i campioni di domani, iscrizioni a numero chiuso e sottoposte a selezione, come da pubblicità sui maggiori quotidiani sportivi. Tra le altre cose mi scrive: «Ho anche aiutato a valorizzarsi ed affermarsi il giovane talento del Milan Riccardo Saponara partendo dai suoi esordi in Primavera all’Empoli…».

Civitarese dice che la mente di un calciatore si allena attraverso un percorso educativo estremamente curato, qualificante e severo. Basato sulla cosiddetta PNL (Programmazione Neuro Linguistica). Un corso sullo sviluppo personale e applicazione delle tecniche di ingegneria dei risultati al calcio ed ai suoi protagonisti: i calciatori. La sua convinzione è che la PNL, con un giusto adattamento al complesso microcosmo del calcio, possa garantire miglioramenti certi nelle performance sportive di chiunque, secondo le sue stesse parole. Tutto molto interessante, ad una condizione: che la premessa sia giusta. Mental Coach. Programmazione Neuro Linguistica. Visualizzazione. Si discute di tecniche, ma non si parla di conoscenza e comprensione del rapporto interumano.