Il doping e la paura del Micoren

Giuseppe Bergomi durante un convegno su sport, doping e giovani si è così espresso davanti ai microfoni della RSI Radiotelevisione svizzera: «Ripensando alla mia carriera da calciatore, non sono esente da errori. Alcune sostanze si potevano prendere tranquillamente. Sono preoccupato per i farmaci che ci hanno dato». Il riferimento è al Micoren, oggi considerato doping: «Quando giocavo ce lo davano sempre, dicendo che serviva a spaccare il fiato. Poi si è scoperto che è una sostanza dopante e pericolosa». La storia del Micoren è già nota agli addetti ai lavori: lo hanno somministrato tanti massaggiatori, ne hanno fatto uso parecchi calciatori negli anni ’70-‘80, se ne è occupato nelle sue inchieste l’ormai famoso PM Raffaele Guariniello. Ma si sapeva già dagli anni ’60.

Il Micoren è un analettico centrale del respiro coadiuvante negli stati di affaticamento respiratorio. Il farmaco, disponibile in gocce o in capsule, viene prescritto nei casi di insufficienza respiratoria e nel trattamento dell’asma bronchiale. Stimola l’aumento della frequenza respiratoria e fa aumentare la pressione dell’ossigeno nel sangue arterioso. Tra le controindicazioni l’insorgenza di malattie cardiache, grave ipertensione e malattie coronariche. Come il Cortex, l’estratto di corteccia surrenale, era di uso comune tra i calciatori negli anni Sessanta, Settanta e (come dice Bergomi) anche negli anni Ottanta, prima di essere messo al bando perché ritenuto dopante: nel 1985 venne infatti considerato nocivo a livello cardiaco e nervoso e quindi vietato agli sportivi.

Sportivi (in primis calciatori) che ne facevano un uso smodato, complice la loro ignoranza ma soprattutto la ricerca della prestazione da parte dello staff medico di una squadra di calcio. Tra tutte spicca la Fiorentina degli anni ‘70: Bruno Beatrice si è spento il 16 dicembre 1987, a 39 anni per una leucemia linfoblastica acuta. Nello Saltutti è morto stroncato da un infarto il 28 settembre 2003, all’età di 56 anni. Ugo Ferrante è morto il 29 novembre 2004, a 59 anni, per un carcinoma spino-cellulare alle tonsille. Ma anche altri ex giocatori di quella Viola hanno avuto guai seri: Mimmo Caso (tumore al fegato), Pietro Longoni (vasculopatia cardiaca), Giancarlo De Sisti (ascesso frontale al cervello da infezione batterica nel 1984), Giancarlo Antognoni (crisi cardiaca nel 2004).

Nel 2000 Massimo Mattolini (trapianto di rene) ha specificamente attribuito i suoi problemi all’uso massiccio di Micoren. Alla fine del 2011 si è spento, consumato da un lungo male, Giorgio Mariani. Disse a proposito Guariniello, titolare di un’indagine sulle presunti morte sospette di quella Fiorentina: «Stiamo esaminando anche il suo caso, ma prima di esprimere una valutazione occorre fare un’indagine accurata perché si tratta di patologie multifattoriali». Ma non c’è solo la Fiorentina. L’ex calciatore ed ora allenatore Giovanni Galeone ha dichiarato: «Mi ritengo un miracolato. Con tutti i prodotti che ho assunto a vent’anni devo essere contento di essere vivo oggi». Aldo Agroppi ha detto: «Sono fortunato. Eravamo molto giovani e ignoranti. Ci fidavamo ciecamente di chi ci dava queste sostanze, convinti che fosse per il nostro bene».

Sergio Spuri, nato a Fabriano il 3 giugno 1962, è stato campione d’Italia con l’Hellas Verona nella stagione 1984-85, pur giocando soltanto dieci minuti a Bergamo contro l’Atalanta. L’ex portiere di riserva di Verona e Udinese, in un’intervista pronunciò alcune parole diventate famose: «Il Micoren ce lo davano come fosse cioccolata». In campo internazionale questo farmaco controverso era già considerato doping da tempo: Silvano Fontolan venne squalificato in una gara di Coppa Uefa (sempre con il Verona) nel 1988 per averne fatto un uso non consentito dalle norme vigenti. Il calciatore di oggi è più attento e consapevole di quello che succede intorno a lui. Ma ciò non basta a risolvere il problema del doping nello sport. Ho visto molti genitori spingere i propri figli ad andare al di là delle loro possibilità nel calcio, pur di arrivare.