Football Cares di James Pallotta

Roma Cares è una Onlus (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale) fondata nel 2014 con l’obiettivo di promuovere valori educativi e positivi nello sport. È legata al più ampio contesto di Responsabilità e Sostenibilità sociale della A.S. Roma, come si può leggere testualmente sul sito istituzionale della società capitolina. Il Presidente è James Pallotta, i suoi vice Italo Zanzi e Mauro Baldissoni. La mission di Roma Cares è perseguire finalità di solidarietà sociale nello svolgimento della propria attività nel settore dello sport. Le attività della Fondazione sono dirette ad arrecare beneficio alle persone che si trovano in situazioni di disagio fisico, psichico, economico, sociale o familiare. Roma Cares cura la progettazione e realizzazione di percorsi sportivi gratuiti per bambini e giovani svantaggiati, al fine di garantire il diritto allo sport.

Nel diritto allo sport si riconosce una primaria e insostituibile funzione sociale educativa, di istruzione e protezione. Il presidente della Roma, dopo la ferma presa di posizione agli inizi di aprile nei confronti dei pochi “fucking idiots” che frequentano la Sud per gli striscioni contro la madre di Ciro Esposito, si rende protagonista della bella iniziativa benefica denominata Football Cares, costituita allo scopo di raccogliere i fondi necessari per far fronte all’emergenza rifugiati. Per questo si riunisce la comunità calcistica internazionale. Li chiamano migranti, ma sono in realtà disperati che hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni a causa delle guerre e persecuzioni nei loro paesi. Molti (oltre quattro milioni) provengono dalla Siria e la metà di questi sono bambini.

La Germania ha mostrato interesse, attenzione e partecipazione nei confronti del popolo siriano in fuga. Sono commoventi in tal senso le dimostrazioni di affetto nei confronti dei bambini che hanno raggiunto in treno il territorio tedesco. Mentre da Boston il Presidente James Pallotta, che dalle parole è passato ai fatti (575mila euro: 250mila di tasca sua, 250mila dalla Roma, 75mila dagli investitori del club), ha affermato: «Tutti insieme possiamo ottenere di più». In molti nel calcio lo hanno seguito: la Fiorentina di Della Valle, il Torino, il Bologna, l’Empoli, il Verona, l’Inter, la Lega Serie A e B. Sabato prossimo la Roma scenderà in campo a Frosinone con una maglia che porterà il logo di Football Cares. Altre società professionistiche di calcio hanno dato (per ora a parole) la propria disponibilità.

Il club giallorosso ha anche messo all’asta le tre maglie indossate da Francesco Totti (CSKA Mosca-Roma della passata edizione di Champions League), Edin Džeko e Miralem Pjanić (marcatori in Roma-Juventus del 30 agosto scorso). Alessandro Florenzi, di ritorno dalla partita con la Bulgaria, ha subito messo a disposizione la sua maglia azzurra. Sabato 5 settembre, alla stazione ferroviaria di Monaco sono arrivati in treno parecchi rifugiati siriani. La polizia tedesca era schierata, impegnata per l’operazione umanitaria insieme agli operatori sanitari. Proprio nel week-end di riposo dei principali campionati di calcio, fermi per gli impegni delle Nazionali. In Italia, più o meno alla stessa ora, si muovono ogni settimana gli ultras delle squadre di calcio, con i poliziotti schierati in tenuta anti-sommossa.

Ma torniamo a Monaco, in Baviera. Scendono i primi uomini, con le buste della spesa tra le mani e gli zaini pesanti in spalla, perché carichi di quel che resta della loro vita. Alcuni riescono a fumare la prima sigaretta liberatoria, in segno di una libertà ancora lontana da raggiungere. Non sono migranti, ma finalmente ottimisti: molti di loro, anche se non sono connazionali, non ce l’hanno fatta fermandosi in mare. Salutano col sorriso le telecamere e gli spettatori della Germania campione del mondo, nel calcio. Per un giorno sono come le star del pallone, osannate al cospetto dei loro beniamini. Sono sorpresi per questa bella accoglienza, ma finirà presto il loro momento di gloria. Costretti da domani a lottare ancora, per la sopravvivenza. Gli applausi scandiscono comunque, anche se per una volta soltanto, il loro passaggio. I bambini salutano stringendo nelle loro piccole mani gli omaggi ricevuti. Welcome, esseri umani.