Il derby e quella innaturale violenza dell’uomo

Alessandro Florenzi, dopo la bella prestazione nel derby e la festa con in compagni in un noto locale del quartiere EUR, ha dichiarato ad una radio romana: “Lo sfottò c’è stato, c’è e ci sarà sempre qui a Roma. Chi non è romano non può capire. Una cosa però è fare la maglia goliardica, altro è quello che è successo fuori dallo stadio, che fa male al calcio italiano”. Ha ragione. Il centrocampista romano classe ’91 è cresciuto a Vitinia nella periferia sud della Capitale sotto lo sguardo attento di papà Gigi e mamma Luciana, che da poco gestiscono un ristorante proprio nella via principale, di fronte al bar dove Alessandro si ritrova con gli amici dell’infanzia. Insomma un bravo ragazzo, che si è guadagnato la sua fortuna e che tra poco sposerà la sua fidanzatina di sempre. Vitinia non è distante da Trigoria, il quartier generale dove invece è cresciuto calcisticamente, seguito ed apprezzato da tutto l’ambiente giallorosso. Anche Walter Sabatini e tanti ex calciatori della Roma vivono oggi da quelle parti.

Lunedì due tifosi romanisti sono stati accoltellati prima della partita, feriti al torace sul lungotevere Thaon di Revel, mentre il traffico della Capitale andava in tilt in un pomeriggio feriale. Circolazione limitata tra quartiere Prati e Ponte Milvio, tangenziale paralizzata e utilizzata come parcheggio abusivo per le autovetture, hanno fatto da sfondo all’ennesima violenza da stadio. Non giustificata dall’importanza di un derby che può valere una Champions. Anche i due ragazzi accoltellati avrebbero parlato di sfottò: “Indossavano le maglie della Roma, prima ci hanno deriso, poi hanno tirato fuori i coltelli”. Non sono mancate neanche stavolta le cariche delle forze dell’ordine, con lacrimogeni e idranti adoperati per evitare il contatto tra le opposte tifoserie. Ritrovato pure un borsone con coltelli, bastoni, catene d’acciaio e un estintore: materiale già pronto per l’uso e altro ancora da confezionare. Alcune persone sono state identificate: due fermi e un arresto tra tanto caos in città.

Appena prima della partita, mentre si poteva ammirare la coreografia della curva laziale, i romanisti rinunciavano alla loro in segno di protesta nei confronti del presidente Pallotta, reo di aver preso una posizione netta nei confronti degli idioti autori dello striscione contro la madre di Ciro Esposito, in occasione della partita tra la Roma ed il Napoli. Questo il comunicato dell’ANSA a proposito: “Nella coreografia dei tifosi della Lazio per il derby con la Roma, spunta una striscia di fuoco che occupa tutta la curva Nord dell’Olimpico e i giallorossi rispondono con i cori “O Vesuvio, lavali col fuoco” e “sembra Napoli”. Poi, i laziali alzano cartoncini colorati che compongono un’aquila dorata su fondo biancoceleste. La Sud, invece, mostra solo uno striscione contro il presidente James Pallotta. I tifosi del Wisla Cracovia, intanto, hanno preso posto in Nord esibendo saluti romani”. Questa è una novità: la presenza degli ultrà stranieri in trasferta, gemellati con la tifoseria di casa. Polacchi e bulgari, greci ma anche inglesi.

La Roma ha battuto la Lazio sul campo. Dopo un avvio timoroso, culminato con il gol sbagliato dal biancoceleste Klose che di testa ha spedito incredibilmente a lato, i giallorossi hanno risposto meglio agli attacchi della compagine di Pioli, che ha provato sempre a vincere la partita. La Roma si è difesa bene. Rudi Garcia ha schierato dapprima una formazione prudente, preferendo l’esperto maliano Seydou Keita al talento bosniaco Miralem Pjanić (decisivo poi) e costringendo al sacrificio gli esterni offensivi Florenzi e Iturbe. Totti cosi è rimasto troppo isolato al centro dell’attacco, fino al momento della sostituzione avvenuta nella ripresa. Dopo la partita è cambiata. Iturbe ha trovato il gol del vantaggio (in campionato aveva segnato soltanto contro la Juve all’andata), la Lazio ha raddrizzato la partita con Filip Đorđević (subentrato a Mauri), ma un ingenuo fallo di Cavanda ha permesso a Mapou Yanga-Mbiwa di sfruttare al meglio la conseguente punizione di Pjanić.

All’indomani della solita guerriglia da derby, il capo della Polizia Alessandro Pansa ha dichiarato: “Una violenza ottusa continua a caratterizzare gli eventi sportivi. E non tutte le società collaborano…”. Il ministro dell’interno Angelino Alfano ha sostenuto: “A fine campionato faremo un punto per prendere delle decisioni che tengano fuori i violenti e facciano tornare negli stadi le famiglie”. Intanto il Viminale auspica che i prossimi derby vengano giocati sempre di domenica e alle ore 12.30. Questo perché tutto (afflusso allo stadio, partita, deflusso) d’ora in avanti dovrà avvenire alla luce del sole. Violenza ottusa, eventi sportivi, collaborazione, decisioni: la politica si esprime così. Ma come si può risolvere il problema della violenza nel calcio, che non permette alle famiglie di tornare negli stadi? Forse cercando innanzitutto di comprendere più in profondità, prima di reprimere, che cosa è la violenza e il perché di tanta violenza da parte di un essere umano che con la scusa del calcio colpisce per farti male, fino ad ammazzarti.

La violenza è quel forte malessere che avverti sulla pelle quando stai vicino ad un altro essere umano e sei sicuro di stare bene. La violenza è la disumanità dell’altro che sta lì vicino a te, quando sta male. La violenza è nella debolezza che vuole infondere in te, senza aggredirti. La violenza è nell’aggressione fisica che usa quando non riesce a indebolirti. Nella paura che vuole trasmettere per paralizzarti, convincendoti che sia più conveniente non reagire ma subire. La violenza è nella sua angoscia che diventa la tua, quando non riesci a resistere. Quando ti dice che non andrai da nessuna parte, perché hai scelto di fare la cosa giusta. La violenza è quando stai male e non capisci il perchè, quando qualcuno ti dice che non devi pensare o lo pensa soltanto. La violenza, fisica e mentale, è quella brutta sensazione che devi imparare a sentire e comprendere, combattere e denunciare con forza e senza paura, senza esitazione, allontanare con ogni piccolo gesto quotidiano. La violenza è quella cosa così innaturale in un essere umano. Soltanto chi si ammala, chi perde la possibilità di vivere insieme agli altri una sana socialità, può diventare violento, anche nel calcio.