Omofobia e sesso tra calciatori

Felice Belloli, presidente della Lega Nazionale Dilettanti che ha preso il posto di Carlo Tavecchio (dall’estate del 2014 numero uno della F.I.G.C.), ha recentemente fatto alcune dichiarazioni che hanno scioccato l’universo sportivo femminile: “Basta! Non si può sempre dare soldi a queste quattro lesbiche”, avrebbe tuonato nella riunione del Consiglio di Dipartimento del calcio femminile del 5 marzo scorso. C’è chi sostiene che disse anche di peggio. Antonio Cassano, nel ritiro della Nazionale a Cracovia il 12 giugno 2012 durante i Campionati Europei di calcio in Polonia ed Ucraina, rispondendo a Cecchi Paone che aveva parlato della presenza certa di due giocatori omosessuali tra gli Azzurri, si era così espresso: “Se penso quello che dico (ha detto proprio così) sai cosa vien fuori? Sono froci, son problemi loro”. Ma che nesso c’è tra le vecchie e le recenti dichiarazioni sessiste sul calcio?

Codice rosso,una trasmissione di approfondimento sociale sullo stato del calcio,ha parlato di ambiguità sessuale nel mondo del football, dove regnano gossip e cinguettii da twitter ma gli orientamenti sessuali dei campioni della pedata restano nascosti all’interno dello spogliatoio, da sempre luogo sacro caro agli allenatori. E non lasciatevi ingannare dalla presenza delle telecamere nell’immediato pre-partita: se il gruppo è unito, non uscirà mai niente di quello che non si deve sapere. Se le voci da sempre si rincorrono (da Rossi e Cabrini nell’82 fino a Vialli e Mancini), i baci famosi sono però sulla bocca di tutti e si vedono alla TV (Maradona e Caniggia, ma anche Rakitić e Carriço con il trofeo dell’Europa League in mano lo scorso anno a Torino). I grandi calciatori però non hanno mai apertamente dichiarato di essere gay. Certamente perché crea imbarazzo, forse anche perché economicamente non conviene.

Lilian Thuram, ex difensore della Juventus e della Nazionale francese che parla un ottimo italiano e dal 2010 è ambasciatore dell’UNICEF, intervistato sul tema ha risposto: “Quando sei omosessuale, perché devi dirlo? Non è che quando tu vai da una parte dici: io sono eterosessuale”. Aggiungendo poi: “Se un grande campione di calcio dice che è omosessuale, secondo me non cambierà niente per lui, ma cambierà tanto per la società”. Roberto Mancini attuale tecnico dell’Inter ha detto invece: “Credo che ognuno debba vivere la propria vita come vuole, come si sente”. Anche Marco Verratti, talento italiano che gioca in Francia nel PSG, è intervenuto sull’argomento: “Ho molti amici omosessuali, sono persone come tutti gli altri”. Luciano Moggi a suo tempo sentenziò: “I gay nel calcio non ci sono e se ne avessi scoperto uno l’avrei venduto subito”.

Zvonimir Boban, ex centrocampista croato del Milane oggi commentatore tecnico per Sky Sport, è stato più criptico e con il sorriso ha detto: “Se nel calcio non ci sono, non ci sono. Perchè devo pensare che ci sono, ma non lo dicono?”. Il presidente della Sampdoria Massimo Ferrero ha sostenuto invece con la solita ironia che “il calciatore c’ha il vizio della femmina”, almeno quelli che ha conosciuto lui. Sentite il giornalista Mario Sconcerti sul tema: “Il calcio è uno sport di spogliatoio, dove tu sei nudo, dove c’è un confronto tra un pisellino e l’altro”. Secondo un’indagine ISTAT (2012) il 2,6% della popolazione maschile si dichiara omosessuale o bisessuale. Su un totale di 684 calciatori della Serie A attuale, ci sarebbero pertanto almeno 17 calciatori professionisti che preferiscono gli uomini alle donne. In Italia non si parla, ma cosa succede all’estero?

In Inghilterra il povero Justin Fashanu, buon attaccante di origini nigeriane che diede il meglio di sé con il Wimbledon a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, fece il primo coming out (così si definisce la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale) della storia del calcio. Morì suicida in un garage di Londra, dopo aver venduto l’intervista che tanto fece scalpore e dopo essere stato rinnegato anche da suo fratello John, calciatore come lui. Dopo 16 anni si dichiarò pubblicamente omosessuale Thomas Hitzlsperger (6 presenze e 1 gol con la Lazio nel 2010), centrocampista della Nazionale tedesca per 52 volte, ma soltanto dopo il ritiro dal calcio giocato. Anche Robbie Rogers pensò bene di fare coming out a fine carriera, ma poi tornò a giocare con i Los Angeles Galaxy (quella che fu anche la squadra di Beckham) e venne ringraziato pubblicamente persino dal presidente Obama.

Sono tante le campagne contro l’omofobia (UEFA Respect Diversity ecc.), ma la chiusura nel mondo del calcio al riguardo è ancora evidente. Soprattutto in Italia, dove fu proprio da quel presunto flirt tra Rossi e Cabrini ai Mondiali di Spagna del 1982 che cominciò il silenzio (stampa). A proposito di preferenze e abitudini sessuali, Alessandra Gozzini sulla Gazzetta dello Sport di ieri scrive di Sacchi, sesso e Gullit, già chiamato in causa dal tecnico di Fusignano per difendersi dall’accusa di razzismo. Intervistato dalla giornalista, Arrigo ha dichiarato: “Nella settimana precedente alla trasferta di Napoli decisiva per lo scudetto del 1988, avevo chiesto ai giocatori di astenersi dall’attività sessuale. Vidi i ragazzi sorridere e Gullit mi disse: ‘Mister, io con le palle piene non corro!’. Contro questo modo di ragionare degli uomini, hanno ragione a ribellarsi le donne!