Morire di calcio

Il Livorno Calcio ha da poco partecipato alla Messa in ricordo di Piermario Morosini, morto il 14 aprile 2012 mentre giocava la sua ultima partita contro il Pescara, nel campionato italiano di Serie B. La scomparsa dello sfortunato calciatore aveva portato all’attenzione di tutti il problema dei soccorsi sui campi di calcio professionistici ma soprattutto dilettantistici, dove le risorse a disposizione sono scarse. Nell’occasione della morte di Morosini non fu usato il defibrillatore disponibile a bordo campo e fu aspra polemica, culminata con la richiesta di rinvio a giudizio per i medici delle due squadre e per quello del 118 di Pescara. A causare la morte fu una rara malattia genetica, la cardiomiopatia ventricolare destra aritmogena.

A inizio aprile, Enrico Lotito figlio del Presidente della S.S. Lazio e Miroslav Mihajlović pargolo dell’attuale tecnico della Sampdoria ed ex bandiera biancoceleste, sono stati spettatori attoniti dell’ennesima tragedia consumata su un campo di calcio. A Fiumicino Valerio, difensore classe ’99 dello Sporting che affrontava in un torneo giovanile disputato in occasioni delle festività pasquali gli aquilotti di De Cosmi, cadeva in terra e moriva poco dopo in ospedale per una dissezione (o dissecazione) aortica non evidenziata al momento della visita medica agonistica. La morte sopraggiungeva per shock in seguito a rottura dell’aorta e grave emorragia interna.

La M.I.S. (Morte Improvvisa da Sport) è definita come evento naturale che si verifica repentinamente, con decesso entro un’ora dall’inizio dei sintomi acuti. Deve avere un rapporto diretto con l’attività sportiva, cioè un rapporto di causa-effetto, e deve verificarsi in soggetti che siano in apparente buona salute. Sono escluse le morti da trauma e quelle che avvengono in atleti al di fuori dell’attività fisica, ma anche quelle che si verificano durante l’esercizio fisico, ma in soggetti che evidenziano già delle patologie a rischio per tale evento. In altri paesi, come negli USA, è più frequente nel basket o nel football americano, in Italia ovviamente nel calcio. La MIS non supera comunque il 2% del numero totale di tutte le morti improvvise.

Le cause di morte improvvisa da sport sono quasi sempre legate a cardiopatie cardiache silenti o congenite. Concorrono due fattori fondamentali: l’esercizio fisico intenso e un substrato patologico generalmente di natura cardiovascolare. La Cardiomiopatia ventricolare destra aritmogena (o displasia aritmogena del ventricolo destro) è la causa più frequente di MIS (circa un caso su quattro). Anche la miocardite, sostanzialmente un’infiammazione del cuore dovuta generalmente ad un virus, può essere fatale per un giovane sportivo (5-10%). Più raramente sono causa di MIS il prolasso della valvola mitrale e la valvola aortica bicuspide.

La Cardiomiopatia ipertrofica più difficilmente incide sulla casistica di morti improvvise da sport, perché più facilmente è individuabile attraverso l’ECG (Elettrocardiogramma) obbligatorio nel nostro paese per ottenere l’idoneità sportiva. La CMI è una malattia ereditaria, che porta ad un aumento dello spessore delle pareti cardiache (in particolare il ventricolo sinistro). Una giovane promessa del calcio romano, su cui aveva messo gli occhi una importantissima società inglese, fu fermato per questo motivo. Non ottenne l’abilitazione e senza ricevere troppe spiegazioni, si dimenticarono di lui. Ma continuava a giocare, nei tornei amatoriali, ed era il più forte di tutti. Poi mi chiese di tornare a giocare ad alti livelli ed andammo a fondo: ad ogni partita rischiava la vita, ora non gioca ma so che mi vuole bene. Avrebbe dovuto aiutarlo qualcun altro al posto mio, ma per il calcio che conta ormai non serviva più.

Purtroppo i casi di morte improvvisa da sport durante la pratica del gioco del calcio sono tanti. Come calciatore prima e come allenatore dopo, ne ho avuto conferma diretta. Proprio per questo, già ben prima della morte di Morosini che tanto discutere ha fatto, decidevo di ottenere l’abilitazione all’uso del defibrillatore (BLS-D) con la Fondazione ONLUS Giorgio Castelli (22-09-2007): un altro caso di morte improvvisa da sport, a Tor Sapienza nel febbraio 2006 durante gli allenamenti su un campo di calcio. La Fondazione presieduta dal dottor Vincenzo Castelli, dal 2006 tiene un registro delle morti improvvise durante l’attività sportiva. Da Renato Curi al pallavolista Bovolenta, passando per il calciatore ungherese del Benfica Fehér e lo spagnolo del Siviglia Puerta, sono tanti gli sportivi che non ce l’hanno fatta sul campo. Una visita in più non guasta, non dimentichiamolo mai.