La frutta si fa bella, make up per mele&Co

Anche la frutta si fa bella perché, si sa, spesso si mangia con gli occhi. Così vengono impiegati “prodotti che servono semplicemente a migliorare l’aspetto dei frutti: come le cere, ad esempio la cera d’api o le cere naturali, distribuite sul frutto per rendere la superficie più lucida e più apprezzabile”, spiega all’Adnkronos Lorenzo Bazzana, responsabile ortofrutta di Coldiretti.

“Questo viene fatto perché il consumatore è abituato a mangiare con gli occhi e quindi sceglie quello più bello anche se non è detto che sia quello più buono”, sottolinea. Non solo ‘cosmesi’, però. “Ci sono anche prodotti che hanno la funzione di difendere dal punto di vista fitosanitario il frutto:alcuni antiparassitari vengono utilizzati dopo la raccolta per difendere il frutto da malattie, attacchi fungini o d’insetti, alterazioni fisiologichea volte determinate dalle variazioni di temperatura o atmosfera”, continua Bazzana chiarendo che si tratta di usi ovviamente consentiti dalla legge.

E “per gli agrumi le norme stabiliscono assolutamente che venga riportato in etichetta se il frutto è stato trattato in superficie e deve essere specificato anche il prodotto che è stato usato. Così si trovano indicazioni come ‘trattato con…’ o ‘buccia non edibile’ dal momento che è invalsa l’abitudine di usare la buccia di agrumi nelle preparazioni alimentari”.

Nel biologico, invece, nessuna di queste sostanze è impiegata. “Nell’ortofrutta bio – spiega all’Adnkronos Paolo Carnemolla, presidente di FederBio – non si usano le sostanze chimiche autorizzate per il trattamento superficiale della frutta convenzionale, ma nemmeno le cere alimentari, ugualmente autorizzate nell’ortofrutta convenzionale, come la cera carnauba, che si ricava dalle foglie di una palma ed è interamente vegetale, la cera d’api o la gommalacca. Gli agrumi bio rappresentano una garanzia per tutti coloro che vogliono consumare la buccia, impiegandola per preparare il limoncello o una torta perché grazie alla scelta bio è possibile essere certi dell’assenza di sostanze per niente naturali”.

“Nel caso delle mele – aggiunge – è bene sottolineare che, anche se ciò può stupire chi è digiuno di agricoltura, molte varietà producono da sé discrete quantità di cere naturali, che hanno lo scopo di rallentare l’evaporazione, difendere dalle avversità atmosferiche e allontanare parassiti; ci sono varietà antiche di mele che lo dimostrano fin dal nome: ‘Cerina’, ‘Oleata’. Una presenza di cere autoprodotte sulla buccia delle mele bio, in particolare in quelle coltivate in montagna e per certe varietà, è dunque assolutamente normale”.