Il male minore in ospedale sta nel menu

Varietà, stagionalità e freschezza, prediligendo prodotti di qualità e a km 0 : sono queste alcune delle caratteristiche che devono avere i pasti serviti in ospedale ai bambini durante il ricovero, per evitare casi di malnutrizione, secondo quando indicano le linee d’indirizzo per la ristorazione ospedaliera pediatrica pubblicate dal ministero della Salute sul suo sito.

Quello della malnutrizione ospedaliera è infatti un problema piuttosto frequente, sia per difetto (47,1%) che per eccesso (41,1%). A tal fine, sottolinea il documento, fondamentale è una valutazione del rischio nutrizionale del paziente pediatrico, fatta entro le 24 ore dall’inizio del ricovero, e ripetuta ogni 7 giorni, per contrastare l’instaurarsi di stati di malnutrizione ospedaliera. In particolare il bambino ricoverato in ospedale è a rischio nutrizionale se ricoverato in terapia intensiva, se ha subito traumi, ustioni, fratture, interventi di chirurgia, se ha sepsi o complicanze acute in corso di malattia cronica.

La ristorazione ospedaliera è dunque una parte integrante della terapia clinica, secondo il Ministero. Per questo deve essere fatto uno schema nutrizionale adeguato al piccolo degente, e poi fornire ai genitori chiare indicazioni alimentari da seguire a casa secondo i fabbisogni del bambino.

Per i pazienti a rischio di malnutrizione, il medico prescrive il trattamento dietetico e, se necessaria, la terapia nutrizionale artificiale. Il servizio di ristorazione ospedaliera dovrà rispondere a criteri di salubrità e qualità, ponendo particolare attenzione anche ai casi di intolleranza al glutine con zone e attrezzature appositamente dedicati. Per il menu da offrire, dice il Ministero, la varietà è un elemento fondamentale, così la stagionalità alternando prodotti freschi e locali. Dovranno essere previste delle dieto-terapeutiche standard adatte a specifiche patologie o ad personam per i pazienti con problematiche nutrizionali complesse (come allergie) o rare.