Cameriere, il bugiardino per favore

Dal prossimo 13 dicembre a corredo dei menu tradizionali, potranno esserci dei “foglietti illustrativi”, tipo quelli che si trovano nelle scatolette dei farmaci, o dei “libri degli ingredienti”, se non addirittura un operatore dedicato.  Entra infatti in vigore anche in Italia il regolamento CEE firmato nel 2011 che obbliga la segnalazione della presenza, se prevista, di uno o più dei 14 principali nutrienti fonte di allergia.

L’obbligo di segnalare nei menu prodotti a rischio allergie riguarderà: mense, bar, ristoranti, pizzerie, agriturismi, ospedali, treni, aerei, navi, pasticcerie, panifici. La trasparenza nel menu dovrà essere garantita, naturalmente, anche quando i piatti del listino cambiano, con un continuo aggiornamento.

Gli alimenti da segnalare

  • i cereali contenenti glutine;
  • i crostacei;
  • le uova;
  • il pesce;
  • le arachidi;
  • la soia;
  • il latte e il lattosio;
  • la frutta a guscio (mandorle, nocciole, noci, pistacchi);
  • il sedano;
  • la senape;
  • i semi di sesamo;
  • l’anidride solforosa e i solfiti se superiori a determinate concentrazioni;
  • i lupini;
  • i molluschi.

Il provvedimento, certamente di grande utilità per il consumatore, in quanto “salva vita”, è stato accolto con favore da molti allergologi, ma non ha mancato di scatenare forti polemiche da parte dei gestori delle attività commerciali.

Secondo quanto approvato dall’UE l’obbligo prevede la segnalazione di allergeni “utilizzati nella preparazione di prodotti somministrati o venduti sfusi”. Viene lasciato tuttavia ai singoli Stati il compito di delineare la modalità di comunicazione ai clienti finali ed è qui, come sottolinea polemicamente la Fipe-Confcommercio, che hanno origine le polemiche da parte degli esercenti. “A tre anni dalla pubblicazione del regolamento e a pochi giorni dalla sua applicabilità gli esercenti italiani attendono ancora di sapere quali indicazioni dovranno fornire e come lo dovranno fare, cioè se per iscritto o verbalmente”.