Basta violenza sugli arbitri

Nella settimana in cui Gianluca Rocchi torna a dirigere una gara del nostro campionato (Torino-Parma) dopo i ben noti fatti di Juventus-Roma e dopo aver arbitrato in Qatar, si continua a parlare dell’assurda vicenda del giovane direttore di gara aggredito domenica scorsa durante una partita di calcio dilettantistico: è di poche ore fa la notizia delle dimissioni dalla carica di presidente dell’Atletico Cavallino del signor Rosario Fina, reo di aver dichiarato le seguenti frasi al termine del match di Seconda Categoria leccese contro i vicini rivali del Cutrofiano: l’arbitro ha sbagliato. Sono stati pochi i due schiaffi che ha preso, ne meritava molti di più. Se fosse capitato nelle mie mani lo avrei ammazzato. Parole assurde quelle pronunciate in una intervista apparsa sul sito sololecce.it per le quali il Prefetto di Lecce, la signora Giuliana Perrotta ha chiesto al questore il Daspo immediato.

Ma cosa è successo esattamente in campo e che intendiamo per Daspo? Il giovane arbitro 17enne Luigi Rosato è stato picchiato da un calciatore della squadra di casa per aver fischiato il penalty del possibile pareggio della formazione ospite a pochi minuti dal termine regolare del match: in quel momento si era sul punteggio di 2 a 1 in favore dell’Atletico Cavallino nei confronti del Cutrofiano, che aveva già beneficiato di un rigore poi realizzato. Anche alcuni tifosi della compagine di casa hanno partecipato all’aggressione, costringendo il malcapitato arbitro a scappare negli spogliatoi: di lì a poco sarebbe stato raggiunto dagli operatori sanitari per le prime cure del caso fino al successivo trasporto in ospedale, dove gli venivano riscontrate varie lesioni (21 giorni di prognosi) comunque non gravi. Ma gravissimo e inaccettabile è stato l’accaduto sul quale ora indaga la Procura della Repubblica per l’ipotesi di istigazione alla violenza.

Quanto al Daspo, è un acronimo usato per indicare il Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive. La misura fu introdotta con la legge 13 dicembre 1989, n. 401, poi seguirono varie norme fino al Decreto Pisanu (dopo gli scontri di Catania che nel febbraio 2007 causarono la morte dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti) e alla Legge Amato (legge 4 aprile 2007, n. 41). Il recente decreto legge 119/14 varato su iniziativa del Ministro dell’Interno Angelino Alfano dopo la morte di Ciro Esposito ha inasprito il Daspo, provvedimento della durata variabile da uno a cinque anni. Ora il divieto di accesso per il soggetto ritenuto pericoloso potrà essere disposto dal questore (salvo convalida dell’autorità giudiziaria) anche contro tifosi denunciati o condannati per delitti contro l’ordine pubblico o comunque legati a comportamenti violenti. Inoltre, si possono punire ora illeciti commessi all’estero e anche interi gruppi di tifosi: quest’ultimo è il cosiddetto Daspo di gruppo, già in via di applicazione per 79 tifosi del Brescia in relazione all’aggressione del 27 settembre scorso ai danni di un gruppo di ultrà veronesi in un autogrill nel Fiorentino.

Tornando agli ultimi deprecabili fatti, dura è stata anche la reazione di Vito Tisci, presidente del Comitato Regionale per la Puglia della Lega Nazionale Dilettanti, al quale il Prefetto ha chiesto esplicitamente di rinnovare l’impegno nella ricerca di strumenti di intervento utili a realizzare una prevenzione avanzata in tale delicato settore, ottenendo in primis da lui la richiesta di radiazione da ogni incarico in ambito sportivo per il massimo dirigente leccese a seguito delle sue vergognose dichiarazioni. Il presidente Fina era peraltro già noto alla Giustizia Sportiva per aver strattonato e colpito con una testata sul petto un direttore di gara, rimediando la squalifica per un lungo periodo fino al febbraio 2014. Intanto e giustamente prendono le distanze dal loro presidente i calciatori e l’allenatore della società incriminata.

Sono stato in passato calciatore, allenatore e presidente di società di calcio che ha svolto attività dilettantistica senza scopo di lucro e con finalità sociali: nello Statuto della Associazione Sportiva Dilettantistica da me legalmente e sostanzialmente rappresentata ho voluto fortemente la menzione esplicita della non violenza come espressione di un impegno umano e sportivo al servizio del sociale nei confronti sia di calciatori adulti che dei ragazzi del settore giovanile, con particolare riguardo all’inserimento di extra-comunitari nel tessuto della nostra società. Lo so, è difficile non farsi prendere dalla foga agonistica e dalla voglia di vincere che deve accompagnare nella giusta misura ogni evento sportivo: il sapore amaro della sconfitta può essere ogni volta superato dal gusto dolce e dall’ebbrezza della vittoria, soltanto attraverso il successo ottenuto in una sana e onesta competizione. Ed è successo anche a me: con i giovani no, ma con i più grandi spesso sono stato allontanato dal direttore di gara.

Chi ha calcato i campi in terra di periferia sa bene che in certe categorie ci sono partite nelle partite: devi giocarla anche tu che sei l’allenatore, sennò prende il sopravvento la panchina avversaria ed i tuoi rivali, se più deboli di te, in campo iniziano a picchiare quando si accorgono che l’arbitro è in difficoltà. A volte però, purtroppo, anche i direttori di gara sbagliano, utilizzando in modo scorretto il loro più grande potere: il referto arbitrale. Poi, è molto difficile anzi quasi impossibile, dimostrare il contrario. Ci riuscii una volta, squalificato perché l’arbitro dichiarò il falso: fu difficile in sede di ricorso dimostrare la non violenza di un gesto che nemmeno fu commesso. Poi seppi che lo fece con altri e fu fermato dalla sezione di appartenenza.

E’ successo anche altre volte, ma spesso ci ridevamo sopra e finiva con una stretta di mano: mai però ci fu menzione di qualche atteggiamento violento da parte mia. L’ultima volta poi, mi riabilitai addirittura: l’arbitro riuscì a raggiungere la macchina senza conseguenze nonostante l’aggressione grazie all’intervento dell’allenatore della squadra di casa, fu scritto sul Comunicato. Sono da poco state pubblicate le sanzioni del Giudice Sportivo in riferimento al recente episodio di violenza: sconfitta a tavolino (0-3) per l’Atletico Cavallino, squalifica del terreno di gioco fino al 30 giugno 2015 con 2.500 euro di multa alla società e squalifica di 5 anni per il calciatore Lo Deserto, denunciato anche per lesioni personali. Il presidente Fina è stato denunciato invece per istigazione a delinquere. Siamo tutti d’accordo: basta violenza sugli arbitri.