Ecco come ho dato un calcio vero alla pedofilia

E’ di qualche giorno fa la notizia riportata sui media nazionali di un nuovo caso di pedofilia nel mondo del calcio dilettantistico romano. In realtà si è chiuso da poco il procedimento a carico di un dirigente accompagnatore di una nota società del quartiere Appio Latino di Roma, che di fatto svolgeva le mansioni di allenatore di ragazzi in età adolescenziale. Già da febbraio la segnalazione di un giovane calciatore aveva fatto scattare le indagini, culminate con l’arresto avvenuto a maggio in flagranza di reato. L’accusa è quella di prostituzione minorile e atti sessuali con minorenni. La dinamica è quasi sempre la stessa: approfittando del ruolo e della fiducia in lui riposta, il dirigente elargiva denaro, ricariche telefoniche e altri regali <<per abbassare progressivamente le difese del minore, fino a coinvolgerlo in attività sessuali>> come dichiarato dalla stessa Questura di Roma.

Non è la prima volta che un reato così grave, che distrugge la vitalità di un bambino e ne compromette la costruzione di una sana e valida identità, viene purtroppo consumato all’interno o intorno a uno spogliatoio di una squadra di calcio giovanile. Qualche anno fa successe ancora nella Capitale: fu anche allora il coraggio di un bambino a porre fine ad un’altra serie di orribili violenze. La casistica è purtroppo ampia: se allora fu installata addirittura una telecamera per filmare i più piccoli sotto la doccia e fu straziante la processione dei genitori nel riconoscimento al Commissariato dei loro figli oggetto di quel vasto materiale pedo-pornografico, è successo anche che un giovane tecnico arrestato per pedofilia vicino Brescia si definisse “educatore sessuale”. L’ultimo caso è quello del 54enne in provincia di Padova che “massaggiava” i suoi piccoli calciatori.

Un’ampia inchiesta apparsa ieri sulla Gazzetta dello Sport si occupa del problema, ponendosi una domanda e offrendo una risposta a proposito di due casi passati: qualche anno fa nel Comasco fu arrestato un uomo con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di due giovani calciatori. Il tecnico continuava ad allenare bambini nonostante un provvedimento già notificato di inibizione dagli impianti sportivi, fatto noto al paese. Dal Comasco a Merano. Qui fu trovato in auto, di notte, un uomo assieme a tre ragazzini che di giorno lui stesso allenava. La domanda di Sebastiano Vernazza della Gazzetta a tal proposito è la seguente: <<E’ normale che dei genitori lascino che i figli dodicenni facciano le ore piccole fuori casa con un adulto estraneo?>>. Vernazza prosegue affermando che <<nelle pagine di cronaca nera abbondano i pedofili travestiti da talent scout>> e risponde: <<Dirigenti e genitori imparino a riconoscerli e non girino la testa dall’altra parte>>.

Il noto quotidiano sportivo, questa volta a firma di Andrea Tosi, raccoglie pure la testimonianza di un ragazzo molestato nel convitto quando giocava nelle giovanili di un club professionistico del nord Italia e sente il parere di due autorevoli personaggi del mondo del calcio, il campione del mondo Bruno Conti ed il neo-presidente federale Carlo Tavecchio. Se il responsabile del settore giovanile della Roma afferma che <<… il fine ultimo del nostro lavoro è educativo …>>, il Presidente della F.I.G.C. denuncia che <<troppe strutture aprono senza la certificazione federale>>.

Per conoscenza in materia, esistono tre tipologie di strutture sportive giovanili: le “Scuole di calcio qualificate” (devono avere uno psicologo di provata esperienza quale esperto dello sviluppo delle relazioni umane” e “un programma di formazione tecnico-didattica ed educativa con indicazione di obiettivi), le “Scuole di calcio” (hanno l’obbligo di organizzare riunioni informative con lo psicologo, il medico e il tecnico indicati dal Settore Giovanile e Scolastico) e i “Centri Calcistici di Base” (le società che non possiedono i suddetti requisiti ma comunque partecipano all’attività ufficiale in almeno una delle categorie “Piccoli Amici”, “Pulcini”, “Esordienti”).

In qualità di “Istruttore CONI-FIGC” e “Allenatore di Base” posso portare la mia esperienza di anni di lavoro con i giovani calciatori, sia di livello medio-basso che di alto profilo. Non più da calciatore ma in qualità di novello istruttore, cominciai a muovere i miei primi passi da allenatore, senza brutte esperienze alle spalle, proprio in una delle società incriminate. Scontrandomi subito con il grande capo, uno che ha sempre fatto dell’educazione il suo cavallo di battaglia, gli chiesi cosa serve per poter diventare un bravo osservatore (talent scout): volevo lavorare per la Roma. Mi disse di cominciare ad allenare i più piccoli e così intrapresi con entusiasmo la mia nuova avventura. Fui presto criticato da questo signore pubblicamente al cospetto dei genitori dei ragazzi: non ero in grado di insegnare il rispetto, l’educazione e la disciplina in campo e fuori dal campo, cosa che a loro apparentemente riusciva bene. Per me era più importante la sostanza: fui presto allontanato, perché giudicato persona scomoda e fastidiosa, con il benestare di più di un genitore, quelli cosiddetti di buona famiglia, di intelligenza (secondo loro) superiore alla media.

Ho sempre pensato fosse un vanto e un certificato di validità per me, quell’allontanamento. Il lavoro con i ragazzi – non solo nello sport – è un compito molto delicato e l’educazione (di cui sempre si parla e se ne è parlato anche ora) troppo spesso è una parola vuota: bisogna finirla con questa ipocrisia. Ora, dopo tanti anni di esperienza accumulata, lo posso dire tranquillamente. Mi hanno recentemente invitato alla serata di premiazione della Campagna “Vivere da Sportivi: a Scuola di Fair-Play”: per dire si ai valori etici dello sport e per dire no all’intolleranza, alla violenza, al doping. Sono trascorsi ormai alcuni anni da quando avevo chiesto, e mi era stato negato, di dedicare qualche ora in più ai ragazzi meno dotati tecnicamente durante la settimana, proprio in quella società. Allora me ne andai a fare qualcosa di più importante: oggi più di prima sono un attento osservatore e forse, ho risposto anche a Sebastiano Vernazza.