Quando scende in campo la psicologa

Il Mondiale per l’Italia è archiviato, ma non per le otto squadre che si contenderanno da oggi il titolo calcistico più ambito. Finita la pausa di due giorni dopo il pieno di gol e parate della fase a gironi, arrivano adesso le sfide più interessanti: Francia e Germania, Brasile e Colombia, Argentina e Belgio, Olanda e Costa Rica si affrontano per i quarti di finale di Brasile 2014. I padroni di casa sono preoccupati insieme a tutta una nazione che da sempre ama il football: la Nazionale verde-oro è la squadra che vanta il maggior numero di vittorie (1958, 1962, 1970, 1994, 2002) ed ha messo in bacheca la Coppa Jules Rimet, l’uomo che nel 1929 aveva dato inizio alla competizione: l’ha conquistata nel 1970 proprio a spese dell’Italia, per un regolamento che imponeva il possesso definitivo del trofeo per chi l’avesse vinto per primo tre volte. Ma ora non stanno giocando bene.

Se gli amanti del gossip sono più interessati a Wags (Wives and girlfriends of high-profile sportsmen) e classifiche di gradimento di mariti e fidanzati del mondo pallonaro piuttosto che alle prodezze balistiche sui terreni brasiliani, i veri cultori della psiche sobbalzano di fronte all’ingresso (già da tempo peraltro) in campo di maghi e psicologi, indispensabili ormai per gli allenatori al pari dei tattici nella scelta della giusta formazione. Proprio nel momento in cui con scientificità si pretende di analizzare e sistemare ogni cosa calcistica (la casetta “Manaus” a Coverciano è il nostro più recente e fallimentare esempio), ci si accorge che ne sfugge sempre qualcun’altra probabilmente più importante di ogni esperimento fisico: ecco perché dopo le deludenti prestazioni mondiali della Seleção è scesa in campo una professionista della mente.

All’indomani della difficile e fortunata vittoria ai rigori col Cile di Pinilla (il cagliaritano si è fatto tatuare sulla pelle il pallone che ha colpito la traversa poco prima di sbagliare il suo penalty: pure questo sarebbe da analizzare), il CT Felipe Scolari ha convocato la psicologa Regina Brandão, fidata collaboratrice fin dal 1990, per compensare lo “squilibrio emozionale” dovuto alla forte pressione psicologica sofferta dai brasiliani per il fatto di giocare in casa. Un giornale locale ha pubblicato un’immagine del cervello, citando Sigmund Freud considerato il fondatore della psicoanalisi. La Seleção è in crisi sotto tutti i punti di vista: oltre alla scarsa tenuta mentale, ha mostrato poco gioco e commesso molti errori; Neymar sta male però continua a giocare, nonostante i problemi alla caviglia e alla coscia destra. Ma la paura di deludere un popolo intero sembra il problema maggiore.

Anche il fenomeno Ronaldo ha avuto i suoi guai fisici e psicologici, proprio alla vigilia della finale Mondiale persa 3 a 0 con la Francia di Zidane nel 1998. Lui stesso aveva dichiarato: <<Ho temuto di morire>>. Da sempre – quando non si tratta dei tipici malanni da giocatore – allenatori e calciatori sono alle prese con amuleti e portafortuna: dal sale di Romeo Anconetani all’acqua santa di Trapattoni, per non parlare del CT argentino Bielsa detto non a caso “El loco” (si dice che mettesse la moglie in giardino a provare gli schemi al mattino presto) o degli oroscopi dell’antipatico francese Domenech (non vedeva di buon occhio Trezeguet nel 2006, l’unico a sbagliare il rigore della finale contro gli Azzurri). A proposito di Mondiale, proprio nei giorni scorsi uno stregone ghanese ha sostenuto di essere il responsabile (non materiale ma spirituale) dell’infortunio dell’asso portoghese Cristiano Ronaldo.

Il citato Freud ha pubblicato il famoso testo “L’interpretazione dei sogni”. Noi avevamo già accennato all’attività onirica del nostro CT Cesare Prandelli, parlando di codice etico e prova tv: <<C’erano tre squadre massacrate per le gomitate e noi immacolati andavamo avanti>>. Michael Umaña ha tirato il rigore che ha consentito alla Costa Rica di battere la Grecia e raggiungere i quarti di finale di questo splendido mondiale non italiano: perché lui era così tranquillo un attimo prima di compiere un’impresa storica? La mattina della gara si era svegliato sereno e non aveva detto niente a nessuno, ma ora si può dire ai brasiliani: <<Ho sognato che la partita finiva esattamente così. Per questo ero tranquillo quando ho calciato la palla>>. Prandelli ha detto di esser tranquillo prima di giocare e perdere in quel modo, Umaña ha scelto il silenzio e ha vinto: cosa direbbe Freud? Curioso il nome del costaricense, il migliore dei tre quanto a realizzazione.

Neymar da Silva Santos Júnior ha appena dichiarato: <<Io sto molto meglio, la psicologa ci ha aiutato e abbiamo superato le nostre tensioni>>. Il Brasile è comunque ai quarti di finale del suo Mondiale ed affronterà la Colombia degli “italiani” Mario Yepes e Zúñiga, di Zapata e Guarín, Cuadrado e Ibarbo. Dagli inni nazionali al concitato post-partita, abbiamo visto tutti in mondovisione il pianto del capitano Thiago Silva, del fuoriclasse Neymar e del para-rigori Júlio César. Di chi saranno le prossime lacrime? E saranno lacrime di gioia o di dolore? Chi può dirlo, neanche la psicologa. Ma in fondo, al di là di ogni segno tangibile di umana fragilità, vincere ai rigori e poi commuoversi per averne parati tre, nonostante una brutta prestazione collettiva e con i muscoli affaticati, è un segno di debolezza?