virus_10_2_66641_36421_62301Si chiama Sofosbuvir il farmaco rivoluzionario di ultima generazione per la cura dell’epatite C, già approvato dalla Agenzia Europea del Farmaco. In realtà nei prossimi mesi arriveranno farmaci ancora più potenti e funzionali.  Ma c’è un problema:  i soldi per le nuove cure non ci sono, costano sino a centomila euro a paziente.

Secondo le vecchie stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), pubblicate nel 2004, nel mondo sono circa 140 milioni le persone colpite dal virus dell’epatite C, pari al 2,2%della popolazione globale, con un’ampia variabilità di distribuzione geografica.

La maggioranza di coloro che ha contratto l’infezione risiede nei Paesi asiatici (Taiwan, Mongolia, Pakistan), dell’Africa subsahariana (Camerun, Burundi, Gabon) e del Mediterraneo orientale (Egitto che, con oltre il 20%, detiene in assoluto la frequenza più alta). 

L’Oms ha inoltre calcolato che ogni anno si registrano 3-4 milioni di nuovi casi di epatite C. Bisogna tuttavia sottolineare che tali dati potrebbero rappresentare una sottostima del reale quadro epidemiologico globale dell’epatite C, che decorre spesso in modo asintomatico in quanto chi contrae l’infezione può non manifestare anche per molti anni alcun segno della malattia.

Negli ultimi 20 anni in Occidente l’incidenza (numero di nuovi casi all’anno) dell’infezione da HCV è notevolmente diminuita, per una maggior sicurezza nelle trasfusioni di sangue e per il miglioramento delle condizioni sanitarie, pur essendoci una continua espansione dell’uso di droghe per via endovenosa e immigrazione di persone che vivono in aree ad elevata distribuzione del virus. Al momento attuale in Europa, l’uso di droghe per via endovenosa è diventato il principale fattore di rischio per la trasmissione di Hcv.

Il Nord Europa presenta una prevalenza (misura la proporzione di individui di una popolazione che, in un dato momento, presentano la malattia) globale tra 0,1 e 1%. In Europa centrale la prevalenza è intermedia, dal 0,2% nei Paesi Bassi al 1,2% in Francia mentre nell’Europa meridionale, tra cui l’Italia, la prevalenza varia tra il 2,5% e il 3,5%.

L’infezione cronica interessa soprattutto la popolazione più anziana (> 60 anni) perché in passato, la fonte principale di infezione era dovuta alle trasfusioni di sangue infetto e all’uso di strumenti (medici) riciclabili. Oggi la fonte trasfusionale è stata sterilizzata, mentre rimangono attive la trasmissione con alcuni strumenti medici, la trasmissione sessuale ed alcuni comportamenti a rischio come tatuaggi, piercing e soprattutto lo scambio di aghi e siringhe per l’uso di droga endovena.

Nel nostro Paese la percentuale di soggetti infettati dall’Hcv è di circa il 2% della popolazione generale con un gradiente che aumenta dal Nord verso il Sud e le isole e con l’età (il 60% dei pazienti con epatite C è ultrasessantacinquenne).

Secondo le stime, in Italia oggi gli ammalati di epatite C sono circa 1 milione. Nel 2004 il Sistema Epidemiologico Integrato dell’Epatite Virale Acuta ha registrato 0,5 nuovi casi di infezione ogni 100.000 abitanti, con un tasso di mortalità dovuta all’infezione acuta dello 0,23% nel periodo 1997-2004.

In Italia l’Hcv, da solo o in combinazione con altri fattori quali alcol o virus dell’epatite B, è il maggior responsabile di cirrosi (72%) e di tumore del fegato (76%). 

Nostro il primato europeo per la prevalenza delle malattie epatiche e siamo pure ai primi posti per i trapianti di fegato, la cirrosi è la quinta causa di morte con diecimila decessi all’anno.