Quando la pena inflitta è la tbc

L’incidenza della tubercolosi in carcere e’ maggiore dalle 25 alle 40 volte rispetto alla prevalenza che ha nella popolazione generale; discorso simile per l’HIV (10 volte) e le epatiti.

I dati sono stati forniti da Sergio Babudieri, Professore associato di malattie infettive all’Universita’ di Sassari e Presidente della Societa’ Italiana di Medicina e Sanita’ Penitenziaria (SIMSPe), nel corso del XV Congresso Nazionale Simspe, fino al 20 maggio a Torino. Babudieri ha ricordato come nella popolazione carceraria tra il 30 e il 40% delle persone abbiano l’epatite C, mentre l’epatite B attiva e’ intorno al 7%; oltre la meta’ dei detenuti (56%), inoltre, ha avuto contatti con l’epatite B; l’infezione della tubercolosi e’ oltre 50% nei detenuti stranieri. ”Questi numeri dovrebbero essere raccolti dallo Stato, serve un Osservatorio Nazionale di Studi sulla Sanita’ in carcere”, ha detto. ”Uno degli scopi del Congresso e’ proprio quello di iniziare a ragionare sulla creazione di Raccomandazioni che possano poi essere presentate all’interno di un documento ufficiale e consegnate alle Istituzioni. Alcuni gruppi di lavoro si stanno gia’ attivando su questo”.

Il consesso di Torino, alla vigilia delle elezioni europee, e’ quindi un momento importante per portare avanti le iniziative sull’assistenza sanitaria nelle carceri. Alcuni risultati sono stati raggiunti: il sovraffollamento e’ sceso dal 50% al 20%, ma l’Europa vuole vedere riforme strutturali. Il passaggio della Sanita’ Penitenziaria dal Ministero della Giustizia al Sistema Sanitario Regionale e’ un evento epocale che ha comportato un enorme cambiamento nell’assistenza ai pazienti detenuti, purtroppo non sempre e non da tutti recepito.

Chi entra in carcere piu’ facilmente puo’ contrarre malattie come AIDS, tubercolosi, epatiti, malattie sessualmente trasmissibili e altre patologie infettive. I prigionieri sono spesso soggetti all’obesita’, sono fumatori e costretti ad una cattiva alimentazione. L’attivita’ della SIMSPe risiede pure nel creare consapevolezza negli individui, ponendoli di fronte ad eventuali terapie e diagnosi.  A questo proposito, il carcere rappresenta un osservatorio straordinario per coinvolgere delle fasce di popolazione che altrimenti non terrebbero mai in conto il bene salute. ”Vari studi dimostrano che i pazienti positivi all’HIV non consapevoli trasmettono il virus sei volte di piu’ di quelli che sanno di esserne infetti” ha proseguito Babudieri. Da non sottovalutare poi gli aspetti psicologici: l’inevitabile depressione di chi e’ detenuto, ma anche alcuni rischi specifici. Ad esempio, per alcune categorie vi e’ la necessita’ di un approccio tipo psichiatrico: e’ il caso dei sex offenders, autori dei reati piu’ ignominiosi, soggetti per una sorta di contrappasso a trattamenti massacranti da parte degli altri prigionieri; bisogna intervenire per tutelarli e curarli e per questo servono professionisti di altissimo livello. La SIMSPe e’ gia’ intervenuta nel marzo scorso, in Senato al convegno ”Salute in carcere oggi”, con il quale si e’ chiesto con forza a livello politico un Osservatorio nazionale; servono infatti i numeri esatti per poter allocare efficientemente le risorse. red/mpd/mau (Asca)