Il riscaldamento globale ridurrà i raccolti agricoli mondiali del 2% ogni decade durante questo secolo, aggravando il problema della sicurezza alimentare. A lanciare il nuovo allarme è un team internazionale di ricercatori, secondo cui gli effetti della febbre del Pianeta sulle colture si vedranno già dal 2030 anche se saranno più pesanti dopo il 2050, quando contrazioni del 25% si potranno registrare in diverse aree della Terra.

Se la temperatura mondiale salirà di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali entro il 2050, il risultato saranno raccolti in calo mediamente del 2% ogni dieci anni, ma la percentuale sarà più elevata in base alla latitudine e al tipo di coltura. L’area tropicale, si legge nel rapporto pubblicato su Natural Climate Change, soffrirà l’impennata del termometro più delle zone temperate, e il mais risulterà più sensibile del grano e del riso.

”Gli impatti saranno decisamente negativi se l’aumento delle temperature sarà di oltre 2 gradi”, ha detto Mark Howden della Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation.

Con temperature più alte di 5 gradi, ad esempio, i raccolti di grano e mais nelle aree tropicali crolleranno del 40%.

Adattarsi al riscaldamento globale, cambiando l’irrigazione e i tempi di semina, potrebbe far crescere i rendimenti delle colture tra il 10 e il 15%, fornendo cibo a un numero di persone compreso tra i 500 milioni e il miliardo, ha spiegato Howden.

Tuttavia, con l’aumento dei consumi e della popolazione mondiale, ci sarà bisogno di far crescere le rese agricole del 14% ogni decennio fino al 2050, un obiettivo reso ”molto più difficile” dal cambiamento climatico.