Il colosso anglo-olandese aprirà una fabbrica di saponi in Etiopia, primo passo per replicare un “modello Vietnam” che suscita in realtà soprattutto timori. Ad annunciare la decisione è stata la stessa multinazionale, una delle più importanti nel campo dell’alimentazione, delle bevande, dei prodotti per l’igiene e per la casa.

Secondo Dougie Brew, responsabile per l’Africa di Unilever, la multinazionale ha preso in affitto terreni in una “zona industriale speciale” situata circa 30 chilometri a sud-est di Addis Abeba. Nell’impianto saranno prodotti saponi ma in un secondo tempo Unilever dovrebbe puntare sull’alimentare. “Abbiamo deciso di investire a lungo termine in Etiopia – ha detto Brew – per via delle dinamiche demografiche, di una crescita diffusa e dell’opportunità di creare dal nulla un modello imprenditoriale inclusivo e sostenibile”.

L’Etiopia ha una popolazione di oltre 90 milioni, seconda in Africa solo alla Nigeria. Stando al Fondo monetario internazionale (Fmi), il Prodotto interno lordo (Pil) è cresciuto in media del 9,3% negli ultimi quattro anni e nel 2014 potrebbe aumentare ancora dell’8%.

In Vietnam Unilever ha investito 130 milioni di dollari. Secondo il governo di Hanoi, dal 1995 in poi il volume d’affari della multinazionale è aumentato del 10% l’anno. Nel 2013, però, un rapporto dell’organizzazione non governativa Oxfam sulle fabbriche di Unilever in Vietnam ha rivelato abusi e violazioni. Tra i fenomeni più preoccupanti figurano restrizioni della libertà di associazione sindacale, assunzioni da parte di ditte sub-appaltatrici a condizioni salariali particolarmente basse e lavoro notturno in violazione delle leggi vigenti.