Kamchatka, immagini e suoni da leggere

28385711_un-libro-kamchatka-1.pngQuando l’Asino d’Oro presenta il libro Kamchatka di Marcelo Figueras, prima di leggerlo decido di cercare l’omonima versione cinematografica del 2002.

Guardando il film vengo subito colpita dalle primissime immagini dove la voce narrante di Harry, l’interprete principale, anticipa quello che accadrà.

Bellissimo. Se è vero che, come dice Sorrentino, “solo ciò che suscita emozione è per me arte” allora questo film è arte. La sceneggiatura è stata elaborata dallo stesso Figueras, coinvolgenti sono tutti gli attori, specie il bravo Ricardo Darín. Vengono subito in mente altri intensi film vicini geograficamente e politicamente a Kamchatka. Penso a Il segreto dei suoi occhi ambientato in Argentina, nel 1999, con flashback negli anni ‘70. La pellicola conquistò, nel 2010, l’Oscar come miglior film straniero, grazie anche all’interpretazione sempre di Darín.

Il ricordo va poi al più recente No, i giorni dell’arcobaleno che narra una vicenda cruciale della storia del Cile del 1988, e ai meno noti L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza e Machuca.

Questi ultimi due hanno in comune con Kamchatka il racconto di un vissuto di un bambino di circa 11 anni che cresce in un contesto storico difficile e tormentato.

Anche se perfettamente storicizzati, i tre film sanno essere umanamente universali e attuali.

Nel primo, ambientato in Brasile durante il famoso mondiale del 1970, il nostro ragazzo affronta le improvvise perdite familiari e i nuovi indispensabili incontri.

In Machuca, invece, Gongalo non abbandonato (fisicamente) dai genitori, sopravvive al deficit affettivo costruendo rapporti veri con i suoi coetanei nella problematica Santiago del 1973.

Ma solo in Kamchatka, il bimbo Harry a soli dieci anni perderà il padre e la madre dopo aver però da loro imparato a tenerli dentro, con sé, nel migliore e unico modo possibile: lasciando a sua volta qualcosa ad altri, come il prezioso libro su Houdini.

Il film non vuole stupire con colpi di scena. Al contrario,  la struttura circolare della narrazione riempie lo spettatore di emozioni continue e contrastanti. Così perfino sui titoli di coda quando le note di Palabras para Julia  non ti consentono di uscire frettolosamente dalla sala. Sarà perché, in questo caso, la canzone è interpretata da Liliana Herrero, cantante folcloristica argentina  arrestata dalla giunta militare con l’accusa di peronismo.

Il motivo, suonato da diversi artisti fin dagli anni ’70, prende le parole dalla poesia omonima di José Agustin Goytisolo che scrive una lettera piena d’amore alla figlia, ma che si rivolge idealmente anche alla madre morta sotto i bombardamenti di Barcellona del 1938. Una poesia sociale, di fiducia nel futuro, contro la guerra e le dittature di ogni tempo, tipico negli autori degli anni ’50, corrente di intellettuali spagnola di cui Goytisolo è uno dei più importanti esponenti. Utilizzata come inno dai rivoluzionari in Spagna, Argentina, Uruguay e Paraguay, nonché delle donne cilene che la cantavano in prigione per darsi forza e speranza. Queste poetiche strofe ci comunicano con la stessa intensa emozione ciò che il film vuol trasmettere: “la vita è bella”.

E’ l’arte in quattro versioni: la poesia, la canzone, il libro. E il suo film.

PALABRAS PARA JULIA

Tú no puedes volver atrás
porque la vida ya te empuja
como un aullido interminable.

Hija mía es mejor vivir
con la alegría de los hombres
que llorar ante el muro ciego.

Te sentirás acorralada
te sentirás perdida o sola
tal vez querrás no haber nacido.

Yo sé muy bien que te dirán
que la vida no tiene objeto
que es un asunto desgraciado.

Entonces siempre acuérdate
de lo que un día yo escribí
pensando en ti como ahora pienso.

La vida es bella, ya verás
como a pesar de los pesares
tendrás amigos, tendrás amor.

Un hombre solo, una mujer
así tomados, de uno en uno
son como polvo, no son nada.

Pero yo cuando te hablo a ti
cuando te escribo estas palabras
pienso también en otra gente.

Tu destino está en los demás
tu futuro es tu propia vida
tu dignidad es la de todos.

Otros esperan que resistas
que les ayude tu alegría
tu canción entre sus canciones.

Entonces siempre acuérdate
de lo que un día yo escribí
pensando en ti
como ahora pienso.

Nunca te entregues ni te apartes
junto al camino, nunca digas
no puedo más y aquí me quedo.

La vida es bella, tú verás
como a pesar de los pesares
tendrás amor, tendrás amigos.

Por lo demás no hay elección
y este mundo tal como es
será todo tu patrimonio.

Perdóname no sé decirte
nada más pero tú comprende
que yo aún estoy en el camino.

Y siempre siempre acuérdate
de lo que un día yo escribí
pensando en ti como ahora pienso.

inviata da Bernart – 1/5/2013 – 15:16

PAROLE PER GIULIA

Non puoi tornare indietro
perchè la vita ormai ti spinge
come un urlo senza fine

Figlia mia, è meglio vivere
con l’allegria degli esseri umani
che piangere davanti ad una parete senza finestre.

Ti sentirai circondata
ti sentirai perduta e sola
qualche volta vorrai non essere mai nata

So bene che ti diranno
che la vita non ha scopo
opinione questa sciagurata

Allora ricordati sempre
di quel che ho scritto un giorno
pensandoti come ora ti penso

La vita è bella, vedrai,
e malgrado tutto
avrai amici, avrai amore

Un uomo, una donna, da soli
presi così, uno per uno,
son come polvere, non sono nulla

Ma quando ti parlo
mentre ti scrivo queste parole
penso anche ad altra gente

Il tuo destino è negli altri
il tuo futuro è la tua stessa vita
la tua dignità quella di tutti

Altri sperano che tu resista
che la tua allegria li aiuti
la tua canzone insieme alle loro

Allora ricordati sempre
di quel che ho scritto un giorno
pensandoti come ora ti penso

Non arrenderti mai, non isolarti
che nel mezzo del cammino tu non dica mai
non ce la faccio più, mi fermo qui

La vita è bella, vedrai,
e malgrado tutto
avrai amore, avrai amici

Non puoi fare a meno degli altri
e questo mondo così com’è
sarà tutto ciò che avrai

Perdonami, non so dirti
nient’altro ma tu sai
che io sto ancora cercando

E ricordati sempre
di quel che ho scritto un giorno
pensandoti come ora ti penso

inviata da Bernart – 1/5/2013 – 15:16