Per immigrati, disabili e senza lavoro trovare una casa in Belgio è impresa assai ardua. La denuncia arriva direttamente dal Centro per le pari opportunità e la lotta contro il razzismo, che fotografa un mercato abitativo a dir poco discriminatorio. Una situazione tanto più critica nel privato. Dove i grandi indesiderati appartengono a due tipologie di clienti: stranieri – specie turchi e marocchini – e disoccupati, scartati senza remora rispettivamente nel 42% e nel 61% dei casi. Di poco appeal, inoltre, le donne, tanto più se madri single, con un salario minimo o indennità di inabilità al lavoro (17%). Non se la passano meglio i disabili, soprattutto i non vedenti, dirottati, insieme agli immigrati, verso sistemazioni più “adatte” o vittime di “strategie di elusione” più sottili e trattamenti iniqui, che li penalizzano soprattutto nella visita degli appartamenti o nelle condizioni contrattuali (cauzione più salata, richiesta di prove scritte, costi aggiuntivi per la prenotazione dell’appartamento). L’“avversione” è il principale motivo di rifiuto di un tetto a musulmani, immigrati e beneficiari di prestazioni sociali. Insieme ai pregiudizi sulla basa di esperienze pregresse. Seguono, infine, le caratteristiche “statistiche” (come sesso, età, reddito, colore della pelle, religione) associate a priori ad un rischio più alto di negligenza e non solvibilità dell’affittuario.

Paola Battista  (West)