Erbivori si diventa, se non sei nato per la chimica

_MG_0682Il 22 e 23 giugno prossimi a Saint Vincent (Ao) parte la terza edizione del mercato delle piante officinali. Ma di che si tratta? La legge n.99 del 6 gennaio 1931 recita: “per piante officinali si intendono le piante medicinali, aromatiche e da profumo”. Sono, in pratica, i rimedi che la natura ha partorito ancora prima della venuta dell’uomo. Gli antichi avevano quasi sicuramente un rapporto con la natura molto diretto. Per questo motivo avevano sviluppato quello che ai giorni nostri viene chiamato sesto senso. Sapevano quali piante o erbe utilizzare,anche se per capire il loro comportamento hanno sicuramente osato e rischiato,sperimentandone gli effetti benefici o tossici sulla propria pelle.

Le piante e le erbe officinali prendono il loro nome dalla parola latina officina in riferimento agli antichi laboratori farmaceutici dove si procedeva all’estrazione di droghe tradizionalmente usate nella medicina popolare. Crescono spontanee sugli altipiani alpini, vegetando nel profondo sud fino a Favignana. O tornano a tappezzare terreni abbandonati, come in certe zone interne dell’Umbria. Spandendo profumi e colori lungo tutto lo stivale.

Tarda primavera: scatta l’ora X per le piante officinali, la cui fioritura (quest’anno in ritardo per via del tempo inclemente) mobilita ogni stagione un turismo di nicchia sempre più consistente. Sì, perché tra elicriso, melissa, lavanda, issopo, arnica, iperico, calendula e la più comune camomilla (ma sono 142 le specie italiane) non c’è che l’imbarazzo della scelta.
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Basta scegliere la località giusta. “Secondo il censimento ISTAT del 2011”, spiega Andrea Primavera, presidente della FIPPO (Federazione Italiana Produttori Piante Officinali, che a giugno con Ismea e Assoerbe presenterà un rapporto in materia), “dal 2000 la superficie coltivata è aumentato del 100%, segno questo del grande interesse del mercato. La disponibilità dei coltivatori ad avere contatti diretti con il pubblico attira un gran numero di appassionati.

E favorisce l’espandersi delle attività”. Già, ma quale l’essenza più gettonata? “Senza dubbio la lavanda (presente con due specie ): in dieci anni le colture sono aumentate del 50%, distribuite su centinaia di ettari. Poca cosa certo, rispetto ai 15.000 ettari della Francia, meta tradizionale di un turismo ad hoc. Ma non tutti sanno che la lavanda fu importata oltralpe a fine ‘700 proprio da casa nostra, dalle montagne di Pietrabruna sopra Imperia”.
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L’Italia insomma come la Provenza? In parte sì: basta sbirciare sulle colline del Chianti per scoprire macchie d’azzurro in mezzo alle viti.

Ma anche tra i campi del grossetano, sui rilievi più impervi della provincia di Perugia, sull’Appennino tosco-romagnolo e più a nord nel Monferrato per imbattersi in distese di lavanda a perdita d’occhio. Insieme ad un’infinità di altre essenze. Coltivate presso agriturismi o aziende agricole (250 quelle aderenti alla FIPPO): che di fronte all’escalation di visitatori si sono attrezzate organizzando tour sul territorio, coinvolgendo anche altre strutture. Insomma, un vero indotto.
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L’identikit del turista tipo? Non un erborista bensì un amatore, cultura medio-alta, negli ultimi 10 anni anche italiano (in principio erano solo tedeschi e danesi): che armato di falcetto e zappa partecipa alle attività sul campo, tra raccolte di timo e rosa damascena. Per poi assistere ad essicazioni e distillazioni, deliziandosi con gli alambicchi. Risultato finale: l’acquisto, tra oli essenziali e sciroppi, di prodotti cui conosce la provenienza, a km veramente 0, da riordinare l’anno seguente. “Il bel packaging non conta più, la gente vuole conoscere gli ingredienti”, spiega Franz Niederkofler, imprenditore altoatesino.

“E poi coltivare davanti al pubblico alla fine paga: il passaparola è assicurato e il cliente-turista rimane per sempre. Bisogno di pubblicità? Zero”. Ecco quindi la Val Pusteria diventare il posto giusto per conoscere le proprietà antinfiammatorie del pino mugo. E la Gallura, in Sardegna, meta ideale per fare incetta del giallo elicriso, erba “emergente” nella Basilico e peperoncinocosmesi, potente antiossidante, utile nelle affezioni respiratorie.

Ricchissime di principi attivi poi le piante officinali della Valle d’Aosta (tra le tante l’arnica, dalle proprietà lenitive, e il genepy) come quelle della zona di Saint Pierre: perché sopra i 1200 m le erbe sviluppano sostanze aromatiche più forti per difendersi dal morso degli erbivori. Mentre gli amanti del profumo di ginestra potranno perdersi nella Valsenio, nel ravennate, lungo i 55 km di percorso detto appunto “Corolla delle ginestre”. “L’Italia”, chiarisce ancora Primavera, “vanta tutta la rassegna di ambienti possibili perché le piante officinali crescano nel migliore dei modi. Assieme a una varietà di paesaggi eccezionali: tocca a noi adesso saperli valorizzare. Proprio come hanno fatto i francesi”.

Foto in evidenza e d’apertura: Paolo Cipriani
Foto Stevia: Gabriella Raffaelli

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