Vorrei, ma posso

“Guarda che aspettano solo la morte”. Chi è, cosa è stato? Chi aveva pronunciato quella frase agghiacciante. Quale dolce fanciulla conversando con le amiche ha fulminato il cielo con quelle osservazioni non richieste. Michele si volta di scatto ma non sa distinguere  tra i mille volti quello con le cicatrici che avrebbe potuto pronunciare sofferenze così acute. Anche perché il ragazzo,  in quel momento, non stava percorrendo  il corridoio di  un reparto per malati terminali bensì i viali al mercato delle erbe. Era lì, col suo buffo modo di essere e fare che inciampa sempre col tempo mentre si fa spazio tra spazio e movimento della vita. Era lì a man basse nella cesta della contadina che raccoglie cicoria in montagna per rivenderla ai buongustai che sanno riconoscerla.

Faceva freddo quella mattina, la contadina lamentava forti dolori alle articolazioni e quell’improbabile braciere ciondolante non confortava neanche un po’ la sua schiena. Così quei 90 centesimi ricevuti da Michele in cambio delle sue prelibate erbe non erano in grado di riaccendere un sorriso spento con la brace raccolta la mattina presto nel camino di casa. Michele si avvia quindi verso la vecchia Simca avuta in eredità da suo zio comunista. Accende il motore e vola, si fa per dire, verso con casa con buste piene di erbe varie. Sa già che non riuscirà a far apprezzare ai suoi amici le ricette realizzate con quelle meraviglie della natura conquistate per un totale di 3 euro e cinquanta centesimi ma si mette comunque al lavoro. Fa bollire due patate con la buccia. Poi le pela e taglia a tocchetti. Quindi cuoce la cicoria ben pulita in una padella con poco olio, uno spicchio d’aglio e le patate. Quel giorno Michele decide di non esagerare. Sì metto solo uno spicchio di aglio e… spengo  … sì spengo tanto neanche stasera viene nessuno…

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