“Niente ricci e quindi niente raccolto. È  il quarto anno consecutivo e non sarà l’ultimo: è questo lo scontato risultato dei danni del cinipide del castagno, che viaggia nei monti Cimini dal lontano 2005″: a dichiararlo è il presidente dell’associazione castanicoltori Vallecimina, che lancia un’accusa durissima anche alle istituzioni.

“Secondo i risultati che vengono ufficializzati da tutti i continenti colpiti da questa infestazione – dice Colla – il torymus è l’unico modo per combattere il cinipide”. C’è l’esempio della vicina e “piccola Umbria, che ha già cinque centri di riproduzione di torymus, il Lazio uno e mezzo. È ormai assoluta esigenza non dare più fitofarmaci, perché non solo inefficaci nei confronti del cinipide, ma uccidono anche gli antagonisti indigeni, che esistono anche da noi e che, laddove non vengono distrutti, stanno dando consistenti risultati, come da una ricerca resa nota di recente dall’Università di Perugia”.

La strada intrapresa dalle istituzioni, secondo la Vallecimina, non è quella giusta. “Vengono costantemente effettuate azioni, se non dannose, di certo inutili, con spreco di denaro pubblico, quali quella del monitoraggio della cydia (pammene fasciana), anche perché, se mancano i ricci, tendono a scomparire cydie e balanino, in quanto viene a mancare l’alveo per la loro riproduzione.

Una nullità, quindi, di risultati propagandati dalla Università della Tuscia che, per la lotta al cinipide, ha ricevuto oltre 400 mila euro di soldi pubblici, a fronte di zero aiuti economici ai castanicoltori che sono senza prodotto e che provvedono, a loro spese, al mantenimento della coltura.

La Tuscia, ad esempio, ha pubblicizzato il risultato di ben sette anni di ricerche con la notizia che per il cinipide non esistono pesticidi, verità questa arcinota da decenni a tutti”.

Stride, a dir poco, che ci siano ancora universitari che, in un momento in cui tutte le spese gravitano esclusivamente sui castanicoltori, senza alcun prodotto, chiedono ancora soldi per ricerche, i cui risultati sono già noti”. L’unico modo di battere il cinipide, che nella Tuscia viterbese sta distruggendo una parte importante dell’economia locale, secondo Colla è quello di “ricostruire l’habitat dei castagneti, eliminando i fitofarmaci e lavorazioni a raso terra, poiché un piccolo pavimento erboso – conclude – consente all’acqua di non disperdersi e di mantenere così in vita diversi insetti utili”.

Fonte: Ansa
Foto: Gabriella Raffaelli