Facile avvelenarsi con la belladonna

27168Una famiglia di quattro persone, tra cui un bambino di 11 anni, è finita in ospedale, dopo avere mangiato una pianta tossica coltivata in un vaso di casa, a Torino.

Per condire la pasta la nonna ha utilizzato foglie di belladonna, scambiandola per cima di rapa. I quattro sembravano gravi, ma dopo la lavanda gastrica le loro condizioni sono migliorate.

Sono comunque tuttora ricoverati in tre ospedali cittadini. La pianta e’ stata sequestrata dai carabinieri.

Josef Von Sternberg – L’angelo azzurro – 1930 – 1

Aggiornamento: erano di una solanacea altamente tossica, la Datura Metel, le foglie scambiate probabilmente per cime di rapa e utilizzate per condire la pasta che hanno avvelenato un’intera famiglia ieri nel centro di Torino, mandando in ospedale i nonni, la mamma e un ragazzino di undici anni, questi ultimi due intossicati in modo grave.

“Parente” della belladonna e della melanzana, la Datura Metel – anche nota come “noce metella” o “tromba del diavolo” – è una pianta molto profumata originaria, probabilmente, dell’India, ma si è naturalizzata anche nel bacino del Mediterraneo, dove è sfuggita alle colture. Si trova, in genere in Italia meridionale, prevalentemente in Calabria, Sicilia, Sardegna e in qualche isola minore. Il nome specifico deriva dall’arabo e si riferisce agli effetti allucinogeni della pianta, noti fin dall’antichità.

Teofrasto, discepolo di Aristotele e autore del primo trattato di botanica conosciuto, espone chiaramente il principio della dose quando parla della Datura Metel: “Si somministra una dracma se il paziente deve solo essere rinvigorito e deve pensare bene di se stesso; il doppio se deve delirare e deve soffrire di allucinazioni; il triplo se deve diventare pazzo permanentemente; si somministrerà una dose quadrupla se deve morire”.

I quattro parenti intossicati (l’unico ad essersi “salvato” è stato lo zio del ragazzino, risparmiato grazie all’avversione per la verdura) sono intanto ancora ricoverati in ospedale, in condizioni stazionare e con prognosi riservata. Il piatto era stato cucinato dalla nonna utilizzando una pianta coltivata sul balcone (inizialmente sospettata di essere belladonna) e ora analizzata dai botanici e dal laboratorio dei carabinieri specializzato in stupefacenti.